cicciobandini

sabato, 25 dicembre 2004

Corpi

Aria polverosa
non la filtra
la piova attesa
masse inerti
impenetrabili
i corpi
oggi
è già domani
l’odore acre
non ci penetra
e il passato
il motore acceso
i secondi
che si appannano
ora li conti
i gesti
gli scatti
e non hai il cuore
di versare lacrime
in questa carrozzeria
i coprisedile
il ricircolo
le doppie frecce
le gambe parallele
ce n’è più
di sguardi così
e di parole
solo braccia appese
plastica che brucia
ce n’è più
di capelli non sfiorati
solo mani
che vagano
sulla radica morta
c’è solo più da scendere
cercarla la piova
appendersi alla maniglia
aggrapparsi
inarcarsi
sollevarsi
venirne fuori
camminare
venirne fuori
camminare












































postato da landolfix alle ore 18:52 | link | commenti (2)
categorie:
lunedì, 20 dicembre 2004

L’originale miscellanea di Ciccio *

“Il giorno avanza sornione, come un lebbroso. Le ombre si muovono intorno al nostro tavolo, sediamo in grembo a loro e loro in grembo a noi. In vacanza dal mio perenne incombere, gravo su me stesso, sono il mio promontorio, sempre presente a me, sempre a strapiombo, sempre di troppo. Mi frollo, mi spezio, mi trasformo. Espio musica. Sono lì, nella nebbia. Alla nebbia spiace. La nebbia è disperata di questa situazione. Qualche morto, mai del tutto morto, va in silenzio. Che cosa ci porta a starcene con la schiena a ridosso di un muretto, in fin dei conti sobri e sorridenti, perché non mettiamo mano ai sassi, ai vetri rotti, alle sbarre di ferro per massacrarci in piena libertà? Il tempo non è passato, il suo fondamento è eterno, solo le sirene si disperdono nel vento.
Ogni uomo sensibile ha diritto a una crisi di mezza età. A meno che non sia altro o altrimenti o altro ancora. Non so chi accusare. I bambini a cui sorrido non mi sorridono. Silenzioso ma sorridente. Sparito il sorriso, rimasto il silenzio. Ma la presenza del sorriso muta anche la consistenza del silenzio. Scardinamento fatale. Saluto a salve. Annuisco al nulla. Non faccio contatto. Lo spazio è vuoto ma in agguato. I motivi sono spariti. Si è talmente esposti.
Mi stendo sul letto, zitto come un ostrica. Le città di notte contengono uomini che piangono nel sonno. Poi dicono niente. Non è niente. Solo un sogno triste. O qualcosa del genere. Quante sere per una mattina sola. Non si prosegue l’azione secondo un piano. Mi godo questi giorni senza finalità, fintanto che è possibile. Con il timore di una qualche forma di accelerazione. Nella semisfera della mia rotula, tutto uno sfarinarsi, un delicato sfarfallio di cristalli.
Esco. La fisso. La sua figura nuda mentre cammina a piccoli passi stringendo la borsetta è così grottesca da apparire dignitosa. Lì vicino, un omaccio di sangue, con baffi e paltò. Eternamente condannati a trovarci di fronte altri uomini, riuniti in blocchi e cricche. Armati del nostro personaggio, affrontiamo un pubblico che può applaudire o fischiare o restare silenzioso o sbadigliare infastidito o semplicemente andarsene, emettendo un verdetto sulla nostra recita esistenziale. Mi accorgo che i poveri, tutti quelli che stanno sugli angoli e sono storpi, sono ciechi, hanno le croste, erano prima giovanotti.
Tutto fa pietra.
Tu verrai, se esisti, adescata dal mio intruglio, dalla mia odiosa autonomia. E intanto parlo di parentesi, di come una frase non prenda davvero vita finché non incontra una parentesi. Ma Lilì non capisce lo scherzo, dà troppo sul biondo. Lo spermatozoo è molto lungo e veramente preso da un’idea fissa. L’ovulo esprime a un tempo noia e armonia. Non lo dico e l’abbraccio ed è finita. Rieccoci qua, penso. C’è un inerzia in tutto questo, una pesantezza, una tristezza. Di nuovo soli. Con una donna dentro il letto. Starle vicino e non toccarla, non posso. Io faccio il mio dovere, tu il tuo. E niente assembramenti. Vorrei potermi arrendere a una donna, se soltanto riuscisse a farmi credere che c’è al mondo qualcosa più importante di me.
Penso che non può esistere nulla più triste di una corsa automobilistica. E all’immenso sapere paramedico acccumulatosi in decenni di astanterie. Il disgusto mi rende sentimentale. Deserto di sentimenti. Detesto il suono sentimentale e volgare della parola deserto. Non ho alcuna necessità di idolatrare la mia mancanza di tristezza.
Il mio obiettivo non è più quello di comprendere il mondo ma di simularlo. Ho trovato Dio, ma è insufficiente. Non posso porre fine alla mia vita senza una precisa coscienza del futuro. La morte mi è sempre sembrata un dettaglio scabroso. Fino alla fine la tratterò con disprezzo. Morendo gli uomini gridano, per farsi notare. Per farsi ricordare per un paio di secondi. Si ha compassione, ma che fare. Verso lacrime di risolutezza.
Qualsiasi resa comporta un certo sollievo, ma non prenderò mai la decisione di morire. Sarò l’uomo più allegro del pianeta quando sembrerò un vecchio ripugnante in un ospizio, in un ricovero per moribondi.
Il mondo può anche scoppiare, ma io sarò sempre qui a mettere una virgola, un punto e virgola.
E’ vero, perché l’ho detto, che cosa significa?”

* La ricetta è stata realizzata con frasi estratte da undici romanzi (e saggi). Le ho miscelate con il frullatutto, spruzzate con un pizzico di sale, condite con qualche io al posto del noi e omogeneizzate con qualche modifica ai tempi verbali. Il prodottino l'ho infilato nel forno per un'oretta e voilà.
Gli ingredienti (che poi è anche la mia personal readlist del 2004):
Henry Michaux, Brecce - Adelphi
Martin Amis, L’informazione - Einaudi
Henry Miller, Tropico del Cancro - Mondadori
Regis Jauffret, Giochi di spiaggia - Dante & Descartes
Ulla Berkéwicz, Forse stiamo diventando pazzi - Casagrande
Valerio Magrelli, Nel condominio di carne - Einaudi
Don De Lillo, Rumore Bianco - Einaudi
John Haskell, Io non sono Jackson Pollock - Bookever
Nicola La Gioia, Occidente per principianti - Einaudi
Yukio Mishima, Una stanza chiusa a chiave - Se
Cesare Pavese, Il compagno - Einaudi























postato da landolfix alle ore 22:18 | link | commenti (10)
categorie:
sabato, 11 dicembre 2004

Il Cronista

Presi il suo corpo straziato,
il suo seno devastato
e li infilai con cura
in una bara di otto righe
Occultai il dolore di un popolo,
la tragedia di una madre
dentro le secche
di un lago intorbidito di parole
Mostrai senza ritegno
il volto cavo di una vedova
Esercitai le mie sterili arguzie
sui poveri di spirito e di favori
Risi forte della morte
ed ignorai il dolore
La tua candida vergogna
sporcai distrattamente di piombo
e disertai di lacrime
la mattina del tuo funerale
Fin quando arrivò quel giorno
Che non potei più leggere
la mia cinica perizia
e scrissi nel dolore
l'ultima notizia,
la mia pagina più vera
sepolta nel silenzio
di chi lo sa che muore

Gli altri Spoon River sono su
Dora Riparia River Anthology
nato da un'idea di Effe-Herzog




























postato da landolfix alle ore 17:41 | link | commenti (16)
categorie:
venerdì, 10 dicembre 2004

Serata di incontinenza romantica
(martedì tutti al Verdi)

Lui è uno che all'esame di ammissione in Rai (1961), alla domanda se Fanfani nello schieramento dc stesse a destra o a sinistra, rispose: "Dipende dai giorni"
Lui è uno che "quelli che quando perde il Milan dicono che in fondo è una partita di calcio e poi vanno a casa e picchiano i figli"
Che quando Egidio Calloni, centravanti del Milan, cominciava a rompere un po' i coglioni ai tifosi sbagliando caterve di gol, gli affibbiò l'imperituro nomignolo di "sciagurato egidio" e in una telecronaca commentò così un tiro in tribuna a porta vuota: "Calloni allontana la minaccia"
Che "il piede proletario di Franco Baresi"
Che su Linus "Vite vere" e che nel libro "Vite vere, compresa la mia"
Che "Via Lomellina, in arte via Lomella, era considerata subito dopo la guerra una zona poco raccomandabile della raccomandatissima città di Milano, città che io amo perché mi ha fatto conoscere il mondo fin da bambino, ma soprattutto perché trovasi a 600 chilometri circa da Roma, posto troppo importante per essere vero".
Che "Vincenzina davanti alla fabbrica, Vincenzina vuol bene alla fabbrica, e non sa che la vita giù in fabbrica, non c'è, se c'è, com'è?"
Che ha scritto la sceneggiatura di quel film che è "Romanzo popolare" di Monicelli, con il Tognazzi e la Muti
Che "e la vita la vita, la vita l'è bela l'è bela, basta avere l'ombrela che ti para la testa"
Che: "Il pugile: Come vado? L'allenatore: Se l'ammazzi fai pari"

Lui è uno che una domenica d'inverno del 1982, a 43 anni, non riuscì a finire il montaggio di Inter-Napoli

Lui è uno che martedì si va a ricordare al Verdi perché "Lei è mai stato innamorato?", "No, ho sempre fatto il benzinaio"

TRIBUTO A BEPPE VIOLA
"Serata di incontinenza romantica"
con Gianluca De Angelis (attore, comico di Zelig), Vincenzo Costantino "Chinaski" (poeta), Folco Orselli (cantante), Gianni Resta (cantante) e Pepe Ragonese (trombettista)
Teatro Verdi - Via Pastrengo (Isola) - Milano
Martedì 14 dicembre, ore 21
Tel 02-6880038
Prezzo: 10 miseri euro. Prevendite anche al Tempio d'oro, via delle Leghe 23 - Milano























postato da landolfix alle ore 21:56 | link | commenti (12)
categorie:
mercoledì, 08 dicembre 2004

Incontri impossibili - Via Palermo

Sono uscito da via Palermo e c’era il Bianciardi, ingobbito nel cappottone grigio e con la solita sigaretta che non ne voleva sapere di stare dritta.

"Ciao Luciano, hai visto che alla fine è quasi venuto giù?"
"Cosa?"
"Il torracchione"
"La Montecatini? Era ora. Allora Otello Tacconi ha capito, ci ha ripensato. Sapessi l’amarezza quando mi ha denunciato…"
"No, mi dispiace, Otello non c’entra. E’ stato uno svizzero, un tipo strano. Luigi Fasulo"
"Fasulo? Ha usato il grisù?"
"Macché. Un piper"
"Ma era un anarchico almeno?"
"No, un matto. Non si capisce, forse è stato un suicidio, un guasto, un sabotaggio"
"…"
"Lo so, sei deluso. Ma Milano è molto cambiata"
"E le segretariette secche, le sconce vibratrici di gote? Quelle ci sono ancora?"
"Quelle sì. Sono sempre lì. A slabbrare vocali, incollare francobolli, sollevare polvere. Secche di gambe, piatte di sedere"
"E il Giaguaro?"
"Morto. Saltato in aria sotto un traliccio, a Segrate. Voleva mandare al buio Milano".
"Non aveva la stoffa, non l’ha mai avuta. Era ignorante come un tacco di frate e ricco da far schifo. Sempre a dar manate sulle spalle. Ma alla fine se ne andava con il cappotto di giaguaro e noi lì al freddo. E il Riva?"
"Morto anche lui. Da anticastrista, di destra. L'opposto di Gian Giacomo. Era finito a scrivere per il Giornale. Quello fondato da Montanelli"
"Montanelli? Sai che mi aveva offerto di collaborare al Corriere? Giornalaccio borghese. Dissi di no. Che cazzo ci andava a fare un anarchico in via Solferino? Meglio Playmen, Le Ore, Abc".
"Lo so, lo so, hai fatto bene. Comunque anche Montanelli è morto. Le Br lo avevano gambizzato, poi era diventato quasi di sinistra”
"Le Br? Mah, non so di cosa parli. Ma che vuoi che me ne importi ora?"
"Perché mi sei andato a morire così, Luciano? Che ti è successo?"
"E cosa potevo fare? Ero stanco, molto stanco. Ma dimmi, ora la gente ha imparato a non muoversi, a non collaborare, a non produrre, a non farsi nascere bisogni nuovi, a rinunziare a quelli che ha?"
"Non proprio, le cose vanno sempre peggio. Come lo chiamavi tu? Attivismo ateleologico?"
"E Jannacci?"
"Jannacci è ancora il migliore. L’ho intervistato l’altro giorno. A un certo punto parlava dei suoi amici, di Gaber e degli altri, tutti morti. Ha citato anche te. Quando ha detto "il Bianciardi" si è fermato di colpo, mi ha guardato negli occhi e ha detto: Cristo, ma com’è che muoiono tutti?"
"Me lo ricordo che cantava dell'ombrello, al Jamaica, nel film"
"Già, la vita agra. Lizzani è ancora vivo e peggiora a vista d'occhio. L'ultimo suo film è sulle Cinque giornate di Milano. Non ti sarebbe piaciuto"
"Immagino. Non mi piaceva più niente. Per questo me ne sono andato. Ma com'è stato il mio funerale? Te lo ricordi come lo volevo?"
"Certo. Un funerale laico, ma tradizionale, senza preti, ma con quattro preti spretati, due cavalli neri con il pennacchio in capo, due critici letterari a cassetta e ai quattro cordoni del carro uno storico, un critico d'arte, un funzionario di casa editrice e un redattore di terza pagina. Dietro, chi vuole, tranne le segretariette secche".
"E allora? C'erano?"
"Le segretariette non c'erano, Luciano. Ma neanche gli altri. Non c'era nessuno".
"Meglio così. Non li avrei visti volentieri. Vedere gente non serve a nulla, è una perdita di tempo. Li conosci, sì, ma la conoscenza è un fatto puramente ottico. Non trovi le persone, ma soltanto la loro immagine, il loro spettro, trovi i baccelloni, gli ultracorpi, gli ectoplasmi”.
”Sei sempre lo stesso, Luciano”
”Anche tu. Ma chi sei? Va bene, non importa, ora vado. Sono stanco. E lo sferisterio? C'è ancora lo sferisterio di via Palermo?”

qui trovi gli altri incontri impossibili


































postato da landolfix alle ore 17:44 | link | commenti (3)
categorie:
martedì, 07 dicembre 2004

Sereno Sant'Ambrogio a tutti

Io vorrei
che stasera, alle prime inconfondibili note dell'Europa riconosciuta e dopo il lungo applauso di rito, la Scala - questo orrendo monumento all'inutilità, questo stupido specchiarsi di coglioni luccicanti, questo propulsore miracoloso dell'orgoglio bauscia del rito ambrosiano - la Scala, dicevo, crolli rovinosamente, collassi su stessa, sprofondi nelle viscere bituminose di questa ributtante retorica della milanesità tronfia di sangue e di mazzette, e che, nell'incolumità generale, l'inamovibile, inamidato, orrendissimo, paraculissimo, intoccabilissimo direttore non parlante finisca chino tra le macerie, circondato dalle bellissime clotilde dalle barbare dalle veroniche dalle letizie, a masticare polvere e a strozzarsi l'anima con le splendide rose pervinca del foyer, cosìcché nel tempio della tradizione si produca la tanto attesa magia della tecnologia e si possa finalmente, serenamente, dolcemente, festeggiare gli o bei o bei, e anche quel sant'uomo dell'Ambrogio, pace all'anima sua.

disclaimer: gli eventi narrati in questo post sono di pura fantasia e l'auspicio è che il crollo avvenga per cause naturali, senza che si producano danni fisici a persone, se non una forte raucedine ai ministri presenti. Agli aspiranti terroristi, ai no global o aventuali islamici interessati raccomandiamo di  non agitare questo post, ché potrebbe esplodere, lasciatelo invece al suo post a decantare e andate al cinema a vedere Exils, che è un gran bel film)

Dedicato a Luciano Bianciardi:

«… io venivo ogni giorno a guardare il torracchione di vetro e cemento, chiedendomi a quale finestra, in quale stanza, in quale cassetto, potevano aver messo la pratica degli assegni assistenziali, dove la cartella personale di Femia, di Calabrò, di tutti e quarantatré i morti del quattro maggio. Chiedendomi dove, in che cantone, in che angolo, inserire il tubo flessibile ma resistente per farci poi affluire il metano, tanto metano da saturare tutto il torracchione, metano miscelato con aria in proporzioni fra il sei e il sedici per cento. Tanto ce ne vuole perché diventi grisù, un miscuglio gassoso esplosivo se lo inneschi a contatto con qualsiasi sorgente di calore superiore a seicento gradi centigradi.
La missione mia, di cui dicevo poc’anzi, era questa; far saltare tutti e quattro i palazzi e, in ipotesi secondaria, occuparli, sbattere fuori le circa duemila persone che ci lavoravano, chine sul fatturato, sui disegni tecnici e sui testi delle umane relazioni, e poi tenerli a disposizione di altra gente.» (La vita agra
)




postato da landolfix alle ore 18:54 | link | commenti (2)
categorie:
lunedì, 06 dicembre 2004

Scontrino

L'insostenibile futilità dei tempi, la straziante coazione a ripetere che ci induceva come moderni sisifo a sospingere massi policromi e sagomati e patinati e seducenti, ma pur sempre ineludibilmente massi, in su per la piatta vetta della quotidianità, la cedevole materia con la quale ci avevano impastato, la sconfortante passività prodroma di nuovi e entusiasmanti totalitarismi, questa centrifuga immobile che scuoteva la nostra vita, non era infine rappresentata da nient'altro che questo, dal nostro mansueto e metodico ritirare il rettangolo bianco dello scontrino, infilarlo in tasca con gesto furtivo e inconsapevole, estrarlo immediatamente dopo e infine gettarlo distrattamente in una pozzanghera già ingombra del nostro riflesso e di altre meravigliose inutilità.

postato da landolfix alle ore 16:49 | link | commenti (10)
categorie:
mercoledì, 01 dicembre 2004

Seconda visione

Alla fine siamo rimasti solo io e una ragazza dallo sguardo ostinatamente fisso. Forse ti ho cancellato, le ho detto, prima di andarmene.  L'ho rivista il giorno dopo, ma non era più lei.

postato da landolfix alle ore 23:00 | link | commenti (6)
categorie:
mercoledì, 01 dicembre 2004

Apritemi le vene, ne usciranno finzioni

"...apritemi le vene, ne usciranno finzioni, vicende, vite che corrono parallele intorno a noi per il solo fatto che qualcuno le ha immaginate. Ah sì, la speranza, l'estasi, perché riusciamo a disseminare persone nelle esistenze, all'interno di labirinti in cui le osserviamo, le sentiamo vivere, in spiazzi o in riva al mare dove le vediamo correre, nel profondo di camere chiuse dove ci offrono lo spettacolo commovente, patetico, esilarante del loro piacere mai completamente appagato, dei loro tentativi sempre un po' balordi di amare quest'essere che in realtà è un altro. Ci intrufoliamo nelle loro piccole malinconie che li infastidiscono come un mal di pancia, nel loro sonno in cui vanno alla deriva in mezzo ai resti del giorno, ai residui ridicoli del reale..."

Giovedì 2 dicembre, 17.30 Centro di studi italo-francesi, piazza di Campitelli 3, Roma
Presentazione del libro "Giochi di spiaggia", di Régis Jauffret, edizioni Dante & Descartes.
Presenti l'autore, l'editore e la traduttrice Maria Laura Vanorio (ciao)



postato da landolfix alle ore 20:00 | link | commenti (3)
categorie: