cicciobandini

domenica, 21 agosto 2005

Ho fatto un piano, mi porto lontano

Quest'anno porto via lo stretto indispensabile.

postato da landolfix alle ore 20:44 | link | commenti (5)
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domenica, 21 agosto 2005

Un piacere di catrame

"Sono un maestro elementare e ho famiglia. Sei smorbio e vanitoso. Ho la testa piena di problemi e analisi logica e numeri e parole. Chissà come ci avrà le dita dei piedi, penso. Devo liberarmi dalle abitudini, pensai uscendo dalla sala. Io dico che Vigevano vale duecento Parigi. Chi umilia è un umiliato, pensai. Signor maestro, stia attento alle anellate! Io guardavo per terra le sue scarpe pensando: ha le dita dei piedi. E allora penso che questo tale si lavi i piedi, o sta seduto al gabinetto o si spaventi all'abbaiare di un cane, e così ristabilisco il mio equilibrio interiore. L'ontogenesi ripete la filogenesi. Signor maestro, aggiornarsi! L'italiano è una lingua monosillabica o polisillabica? Signor maestro, pretenda i puntini. Ella mi si concesse mezza indormenta: non hai schifo di me? Il lavoro nobilita. Il direttore si fece serio: quella domanda era dettata da un capriccio momentaneo dello scolaro o era proprio un'esigenza interiore? Io voglio che si comprino pantofole per i bidelli. Quando passano per i corridoi, il loro passo turba il mio rapporto maestro-scolaro. Noi piccola borghesia, che paghiamo le tasse fino all'ultimo, che andiamo in guerra. Ma pisciati addosso, ringhiò la cameriera. E' passata anche domenica. Un'altra giornata inutile sta per morire: quistione di qualche ora. Dico inutile, ma mi accorgo che ho passato giornate ancora più inutili di questa...Il gioco della scopa per noi è essenziale. Ci ristabilisce l'equilibrio. Ecco, suona mezzanotte. La domenica è morta...Il giornalista mi guardava meravigliato. Le mie parole erano coltellate che traversavano il suo catrame...Ella mi fissava i piedi. Mi fissava le dita dei piedi. Me li fissava in modo tale che cominciai a vergognarmi di avere i piedi con le dita...Sai perché mi sono innamorato di te? Perché? Perché non hai mai messo sandali; perché hai sempre nascosto le tue dita dei piedi! Un uomo che mostra le dita dei piedi per me è un uomo da poco...Mi successe che io le mostravo i miei piedi scalzi con la stessa emozione con cui le mostravo il mio membro. Ricordo che uno scolaro scrisse in un tema la parola alluci, e io gliela cancellai. Maestrucolo, mi rispose. Operara, le dissi. Ricominciai a dettare: un chilogramma di pomidoro. Uguale significa identità, dissi. Penso che ella di là senta nostalgia dei miei piedi. Il catrame mi bruciava. Sono addentro ai segreti della fabbrichetta. Sto perdendo molto catrame. Devo ritrovare il mio equilibrio. Una vergogna di catrame. Vivo in un'atmosfera assurda; la donna che mi dà del lei mi ha sposato. La mia voce mi suona falsa, fastidiosa. Certo che se in questo momento mi mettessi a urlare ancestrale tutto cambierebbe. Ripeterei: ancestrale. Che fa rima con conventuale. E' una mossa strategica ottima. Ho trovato il nesso logico. Le parole non possono! Bisogna abolire le parole, quelle cose convenzionali che chiamiamo parole. Sì! Abolirle! Abolire tutte le lingue! Noi ci dobbiamo intendere con i numeri. I numeri sostituiranno le parole. Se questa penna invece di chiamarla penna la chiamassimo tredici. Rosa uguale a ventuno. Perché è Ferrari il cognome più diffuso in Italia? Ferrigno, ferroso, ferramenta, ferraro. Il Manzoni aveva adoperato palazzotto invece di casaccia! Varietas delectat. Un bel parlare è un favo di miele. Con le anellate non ci siamo ancora. Un rimprovero che facevo, nella mia mente, ad Ada, era quello del sorriso standard. Cioè che lei sorridesse a tutti nella stessa maniera. Pensavo che il sorriso di una donna dovesse subire delle trasformazioni, avere delle sfumature diverse a seconda di chi sorridesse. Mi dava ai nervi che ella dedicasse a me lo stesso sorriso che dedicava al droghiere mentre aspettava il resto...Giocai per un paio d'ore pensando: che gusto ci si trova a giocare a carte? Prato butterato di ranuncoli. Se sei intelligente, trovaci un nesso logico! Mi toccai il membro, muffo e passito, e feci una risata sottovoce: serve solo per pisciare, mi dissi. Un piacere da catrame. Scrivete bene anellato il seguente dettato: ho amato i bambini come si può amare la merda. Sutor, non ultra crepidam. Mi vinci, ma non mi convinci. Cristo si è fermato a Vigevano. Un po' di scienza cosmica. La scuola attiva. E' ancora nel libresco. Rimango per delle ore fermo e penso: anche lo stare fermo su un letto è un'azione. Mombelli, le ricordiamo che lei è straordinario di ruolo, che lei non combatte i francesismi e i gallicismi, che ignora il ben anellare. E' morto in scuola, non c'è morte più bella per un educatore. Il catrame si taglia col coltello. Mi ha mostrato le dita dei piedi, pensavo. Più dramma, più dramma! Penso che dal lunedì si passa nel martedì. Ogni giorno succederanno fatterelli, sempre nuovi fatterelli; e questi distingueranno un giorno dall'altro; riempirò il tempo di fatterelli oltre a pagare quotidianamente la tassa alla vita.
Sono a letto. Mi guardo intorno. Mi sforzo di dimenticarli. Mi guardo le dita dei piedi".

"Il maestro di Vigevano" - Lucio Mastronardi

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martedì, 16 agosto 2005

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"Après un certain âge, tout homme est responsable de son visage"

"Dopo una certa età ogni uomo è responsabile della sua faccina"

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venerdì, 12 agosto 2005

Nella Milano deserta d'agosto tu puoi / 2

(a gentile richiesta)

post del 12 agosto 2004 (in edizione un po' aggiornata)

Andare al Cicco e sederti sulla seggiola del barbiere senza essere calpestato da un tizio di oggiono con le scarpe quadrate
Camminare sulla riga di mezzeria di via solferino senza essere investito da romiti e neanche da ricucci
Fare un festino a casa tua dove un tuo amico che conosci poco bene esce la bamba che forse era meglio se lo conoscevi meglio il tuo amico prima di invitarlo e tutti sono ubriachi e ballano i nirvana a palla baciandosi e nessuno il giorno dopo ha nulla da ridire ma la casa comunque fa schifo e sul piatto ci sono tracce bianche che ti fa specie lavarle via
Entrare in San Simpliciano, inginocchiarti e perfino pregare un qualche signore là in alto che tanto non ti vede nessuno tranne i soliti due filippini che non glielo dicono ai tuoi amici e la tua laicità rimane un punto fermo insieme all'illuminismo e al beccaria
Entrare in un locale per scambisti e scambiarti con qualcun altro
Uscire da un locale per scambisti e non imbatterti nella tua ex fidanzata
Uccidere due muratori bergamaschi che avidamente lavorano anche il 10 di agosto e incolpare la mafia albanese che tanto sono clandestini e quindi a cannonate
Fare un sorriso alla tizia con la giacca militare che sta seduta sui marciapiedi di brera e le dai gli euro da un anno e non le ha mai chiesto come si chiama
Andare al ristorante la frittata di viale papiniano, osservare il quadro verde urticante retroilluminato ribattezzato benzodiazepine poi strafogarti beato di cozze perché tanto sai che una morte più poetica dove la trovi
Suicidarti con un voleggio panoramico dalla Madonnina e schiantarti su un agente antiterrorismo che non è come il fasulo né come l'Hamdi ma fa comunque la sua porca figura

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martedì, 09 agosto 2005

Un taglio netto

Ma se io mi tagliassi un orecchio, per esempio, e con tutto il lembo sanguinolento me ne andassi ciondolando per gli uffici e ridacchiassi sommessamente sussurrando "ascoltate ascoltate" e non dicendo altro, beh, dico, segarsi il padiglione auricolare a freddo, ecco, secondo me, una cosa grandiosa, sarebbe un bel modo per uscirne fuori, da questa noia straripante, che non è banale noia, macché, è un bel miscuglione di ennui alla francese, un incrocio tra la noia di vasco e quella di moravia, condita con un pizzico di malinconoia masiniana e di spleen baudelairiano, senza dimenticare che noia che noia che noia della Sandrina Mondaini. Ecco, allora, l'orecchio mozzato desterebbe perlomeno un moto di sopracciglia dei colleghi, qualcuno, compatibilmente con le piaghe da decubito, potrebbe persino sollevarsi in verticale e chiamare un'ambulanza, e poi il ricovero, che meraviglia, una stanzetta bianca in comune, conoscenza con un sacco di persone nuove, infermiere sexy e medici corrotti, giovani nevropatici e anziani schizofrenici, parlare per ore di basaglia e cooper, e insomma ci camperei per almeno un tre mesetti con l'orecchietta, che tanto è non serve a niente con tutte le cazzate che si dicono in giro, che poi ci sarebbe anche la suspence, quello è pazzo è pericoloso no è solo malato va aiutato, ma la pazzia, la pazzia cos'è, in fondo lui è solo un originale anche il tizio dei krisma si era tagliato un orecchio, ma va' la quello è un comunista anarchico che poi finisce per ammazzare qualche gioielliere nel quadrilatero, e allora io me la riderei e poi tornerei a casa ed esporrei l'orecchio in un bel quadretto nel corridoio, con il titolo "State all'occhio" ma per il resto tutto tornerebbe normale e io ricomincerei a lavorare, mangiare, dormire, a vivere come prima solo senza un orecchio e qualcuno mi chiederà ma che hai là e io direi niente di che un camorrista ubriaco che voleva rubarmi la donna e si è portato via l'orecchio ma io ci ho portato via gli occhi e loro annuiranno con ammirazione mista a ribrezzo e si allontaneranno con una certa celerità.

(ps: non tentate di riprodurre quanto descritto in questo post, che è frutto di fantasia malata e disturbi gastrici, l'autore del resto dichiara di non convidere i suoi pensieri e si riserva di adire le vie legali contro se stesso e di iscriversi a un corso estivo di yoga)

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lunedì, 08 agosto 2005

A corso Lodi o giù di lì

Al largo di me stesso nuoto con scarso vigore, una bracciata dopo l'altra, l'acqua che mi scivola addosso, abbronzarsi quaggiù nelle vie impigrite di Milano, arrotolarcisi dentro, ma non è una novità, guardare i latinos muoversi come squali nel torbido silenzio delle carcasse di automobili, assorbire malto in corso lodi, tuffarsi sul marciapiede luccicante di notte, rimestare burri chiarificati con mestoli di seconda mano, respirare al ritmo dei singhiozzi erotici sputati dal dvd del vicino smutandato, rinviare operazioni più o meno bancarie, aspirare volute di gasolio, avvicinarsi a mani screpolate, riattivare funzioni secondarie, lasciare biglietti negli interstizi della notte, allontanare l'ombra del dubbio con ampi gesti circolari, seminare il panico nella colonna fastidiosamente allineata delle formiche, ripiegare sulla senape commovente di hotdoggy, fare progetti per il passato, arrendersi all'oscurità, attendersi, non attendersi più  

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sabato, 06 agosto 2005

Tutti i viaggi, il viaggio

E dentro la sua fiammante divisa di ferro si aggira in garage con moto centripeto, finché la saracinesca si solleva e il viaggio può cominciare

(se non fosse che il serbatoio ormai è un ventre di ottani perduti)

(eliche che fluttuano tremolanti nella porzione di cielo distratto che gli è toccato in questo pomeriggio di mezza estate)

(e non ne vogliono sapere di salire o di scendere)

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sabato, 06 agosto 2005

La autopista del sur

"...Y se corrìa a ochenta kilòmetros por hora hacia las luces que crecìan poco a poco, sin que ya se supiera bien por qué tanto apuro, por qué esa carrera en la noche entre autos desconocidos donde nadie sabìa nada de los otros, donde todo el mundo miraba fijamente hacia adelante, exclusivamente hacia adelante"

Julio Cortàzar

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mercoledì, 03 agosto 2005

When september ends

Niente, mica l'ho capito che succede in wake me up when september ends, che a un certo punto lei esplode in singhiozzi spaventevoli e lui c'ha la maglietta bianca e si scusa ma poi si incazza e dice almeno tu lo potevi capire perché l'ho fatto. Ma che ha fatto? Mica l'ho capito. E questo vuoto di conoscenza mi provoca una certa inadeguatezza, che non ne avevo tanto bisogno. E' un po' che ci penso, anche quando mi sto in cucina che pelo le patate e provo a rilassarmi. Lui mi sembra sincero quando si incazza. Anche se ha la maglietta bianca. E anche lei quando frigna. E allora boh. Poi non lo so, finisce che arriva grignani con la sua bambina nello spazio che mi fa tenerezza ora che ha smesso di fare l'artista ed è tornato a fare un po' vasco e un po' drupi. Mica lo so di che galassia è sta tizia e mica lo so che cazzo ha fatto quel tizio dei greenday, che poi mi ritorna in testa che alla fine se ne va in guerra e lei, che è un bel tipino ma un po' slavato, se ne sta da sola, ma non è poi così tanto triste come vuole far credere. Io niente,  c'ho 'sto gap, che mica lo so che è successo, non ci capisco davvero un cazzo e allora mi consolo sul cambio di tonalità su here comes the rain falling from the stars e sto un pochino meglio ma non troppo.

postato da landolfix alle ore 17:16 | link | commenti (16)
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mercoledì, 03 agosto 2005

Quel gradasso del Papini

"Se in qualche momento di debolezza, di abbandono o di bisogno, scaglio nel mondo qualche sdegno raffreddato in parole, qualche sogno infagottato in immagini, pigliatelo o butattelo via, ma non mi seccate...ho bisogno di star solo, di rimuginare fra me e me le mie vergogne e le mie tristezze, di godermi il sole e i sassi della strada senza compagnia e senza discorsi, con la sola musica del mio cuore. Cosa volete da me? Quel ch'io voglio lo stampo; quel che voglio dare lo do. La vostra curiosità  mi fa stomaco; i vostri complimenti mi umiliano; il vostro té mi avvelena. Non debbo nulla a nessuno e ho da fare soltanto i conti con Dio; se esiste".

Giovanni Papini

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mercoledì, 03 agosto 2005

Classici

"E per finire mi ha suonato Shumann. Shumann, questo tedesco disgraziato, bavoso, sentimentale".

Henry Miller - Tropico del Cancro 

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