Inceneriti alla meta
Poi si scopre che il 54 per cento dei milanesi sceglie di farsi cremare contro l'8 per cento della media nazionale. Ci sarà un motivo, dico, se i milanesi vogliono farsi incenerire e gli altri no. Farsi bruciare (non vivi, che quello è gratis) costa 414,9 euro. Se invece da cremare ci sono solo parti anatomiche, purché riconoscibili, si paga meno, 311,18. Le tariffe sono soggette all'Iva, 20 per cento. Ma qualche Comune rimborsa in parte le spese. E' facile. Prima il metano e poi, nella camera di postcombustione, l'ossigeno. I gas bruciano a temperature di 1200 gradi. E con loro braccia, gambe, occhi, piedi.
Non è una cosa nuova. Anche Dino Buzzati, anche Luchino Visconti e Strehler e Montanelli, si sono fatti cremare. Il primo forno crematorio del mondo fu inaugurato a Milano, nel 1876. Ci sarà un motivo, dunque. Certo, Milano è un laboratorio delle nuove tendenze, anticipa i costumi e le mode, interpreta i cambiamenti della società, gli happy hour, la coca, l’ape in pescheria, i trans dal salumiere, il Plastic, l’Obika, la Fede, il Fuffi e blablabla, però forse c’è qualcosa di più. Sarà il culto della velocità, questa disperata e paradossale devozione alla frenesia, le corse in scala mobile per arrivare in tempo al vernissage o alle lezioni di pilates, l’accelerata in circonvalla per bruciare l’autostrada e involarsi verso Santa o Madonna o Forte. E sarà tutto un luogo comune, ma è vero che qui si brucia tutto più in fretta, le calorie, i soldi, la vita, magari qualche immigrato, e allora perché no anche i cadaveri.
Il punto è che c'è qualcosa di più, c'è un cupio dissolvi, un desiderio di sparire dopo essere andati fino in fondo, una voglia di spararsi in vena la disperazione, di ardere nel fuoco purificatorio e annullarsi, liberarsi dal peso di un ingranaggio, mandare tutto affanculo e non pesare più, non essere più, non esserci, disperdersi tra le particelle di ozono e le polveri fini, affrancarsi dal giogo di un corpo che è sempre stato un impedimento al raggiungimento di nuovi straordinari traguardi, la voglia di dare un’occhiata dall’alto ai giovinotti incravattati di corso Como, al granito brulicante del Radetzki, ai fabbriconi abbandonati di via Valtellina, alle cyclette del Club Conti, ai tram nebulosi del Monumentale, ai platani malati di viale Piave, agli aceri di piazza Bacone. Il desiderio, ormai privo di passioni e impulsi e bisogni, di dare un’occhiata remota e distaccata al tutto, poi di sorridere leggeri e dimenticarlo, finalmente, per sempre.
Luce votiva per Milano
Guardare i manifesti tiene aggiornati. Non c'è solo Internet. Ne ho visto uno con cinque abeti stilizzati e verdognoli: sopra c'è la scritta "sì alla luce", sotto "per Milano". Questa è una novità che alcuni di voi forse hanno sottovalutato, ma non il Comune di Milano, che invece ci tiene a noi. Dice così: "Il Comune di Milano ha istituito il Servizio Lampade Votive Elettriche nei Cimiteri. Una luce sempre accesa per mantenere vivo il ricordo dei nostri cari". Nel margine superiore destro si cita l'Amev, che è l'azienda milanese elettrica votiva. Votiva sta per voto, ma non quello nell'urna. Cioè anche, ma insomma, inteso soprattutto come omaggio al de cuius, consacrato con il voto, la promessa non so bene di che.
Il Comune, che è premuroso, ha inviato a tutti, e l'avrete certamente ricevuto, un libretto bianco formato a5 con in copertina un gatto grigio che tiene un corno rosso e fischietta. Il titolo è: "Superstiziosi sì, Sprovveduti no!". Dentro ci sono diverse informazioni piuttosto interessanti. Per esempio, si segnala che le esequie comunali costano, prezzo base, 950 euro. Può sembrare una cifra di rilievo, ma non lo è. Ci sono diversi optional: ti forniscono la cassa in abete, l'imbottitura, la targhetta metallica e anche il servizio trasporto, purché sia in ambito cittadino. Tutta roba che costa. C'è anche qualche altro euro da versare, ma del resto è l'ultimo sacrificio, poi si può riposare. Se scegli la sepoltura in campo decennale paghi 125 euro (però hai anche il cippo), per la crematura paghi un poì di più, 234 euro (però hai anche la cassettina in zinco). Se vuoi farti cremare, e lo consiglierei a tutti, c'è da pagare qualcosina per lo spazio per le ceneri, ma non è tanto, e per le spese di tumulazione. Ma vale ancora il discorso dell'ultimo sacrificio, sono soldi spesi bene, non c'è da pensarci due volte, chi è tirchio vive poco. Comunque chi è indigente non paga niente, omaggio del Municipio di Milano.
Poi ci sono i servizi, ma quelli si pagano a parte: ti mettono i fiori che prediligi, ti ripuliscono il monumento con il cif, ma anche si prendono cura anche dei tuoi vestiboli, delle cordonate, poi ti potano le rose e ti tagliano le siepi. Se vuoi, puoi giacere dentro un comodo colombaro per 40 anni, poi devi fare spazio agli altri, che hanno diritto anche loro a riposare e non bisogna essere egoisti, soprattutto in quei momenti. Ma comunque è meglio pensarci prima: si può prenotare quando si è ultrasettantenni e senza parenti o affini entro il secondo grado. Affini non lo so cosa vuol dire. Non credo di avere affini. Comunque. Per la tomba di famiglia ti serve la marca da bollo da 14,62 euro. Poi ci sarebbe tutto un discorso di cellette cinerarie, cellette ossario, loculi, cappelle gentilizie, sepolcreti, edicole funerarie, esumazioni con pagamento rateizzato. Ma lo spazio è tiranno, non meno del tempo e così passiamo oltre.
Io consiglio comunque di fare un salto anzitempo al cimitero. Le ultime dimore a Milano sono otto: Baggio, Bruzzano, Chiaravalle, Greco, Muggiano, Lambrate, Maggiore e Monumentale. A Bruzzano e Lambrate ci sono le colonnine Sos, se non stai bene. A Bruzzano c'è uno spazio anche per gli islamici, ma separato. Se non sai qual è il tuo cimitero di pertinenza, nel caso non si sia ancora verificato il decesso, devi verificare il luogo di residenza. A quel punto ti ci puoi recare senza fretta, ma ricordati che la vita è un mistero e che non bisogna rimandare a domani. Una volta dentro, tieni a mente qualche precetto di base: non consumare cibi o bevande, non procacciarti affari, non fotografare le operazioni mortuarie, non utilizzare lumini a cera o a olio. E in caso di bisogno, ricordati, non solo che devi morire, ma anche che sono a tua disposizione, gratuita, scope, palette e innaffiatoi.
L'opera di ammodernamento dei cimiteri è a cura del tuo assessore ai Servizi Funebri, Giulio Gallera, che sin dall'inizio ha "lavorato per rendere i cimiteri della nostra città luoghi sicuri e decorosi". Io credo che c'è da esserne grati, anche per le lampade votive, che basta un canone annuo di abbonamento di 11,12 euro e un diritto fisso di 1,55 euro oltre Iva e spese di esazione. Il canone dipende se va su l'Istat. Epperò è incluso anche il ricambio delle lampadine bruciate.
C'è da farci un pensierino.
Brillanti sparsi sulla pelle bionda
Diamanti incastonati nei tuoi denti
Il giorno che ritorna sui miei passi
i venti che son sempre più scontrosi
la gente che non ha più inibizioni
la martingala che mi avvince a te
il forno che mi scalda l'avambraccio
La doccia che mi sgocciola i ricordi
Il sale che fuoriesce dai tuoi occhi
La mail che mi si impregna di non detto
L'assenza di un finale garantito
(La luna fa una virgola nel cielo)
Tra ieri e domani la vita è oggi?
La dottoressa Laurelli ci commenterà il sogno della Giuliana scioscia, bionda, scosciata, fisarmonicista, passata dal diploma al santa cecilia a mezzogiorno e dintorni, occhio sottile che cerca la telecamera, calze velate su gambe lunghissime, tutto un contorno di rughe incipienti e fossette ammiccanti. La femminilità e il fatto di essere donna. C'è una universalità nella musica? Ci sono tante donne che suonano? Ah, ecco, lei differenzia la musica classica dalla leggera. Proust sosteneva, cosa sosteneva Proust? Condivide? Ride. Che cos'è per lei la grande musica? Primissimo piano. Tutto un biondo rossiccio. La luna dietro. La farfalla tra rai e uno. La musica che cos'è per lei, amore, consolazione? La mia autoironia. Momenti di vita vissuta. Ripercorriamoli e commentiamoli insieme. La mia creatività. Questi sono miei momenti belli sulla spiaggia di Sabaudia. La maternità. E' una cosa che si può spiegare la maternità? Come la spiegherebbe? A parole. Trasmette energia? Lo strumento è un mezzo? Altra foto, vediamo. Ride. Bisogna viverla la vita. Il nastro rosa di Battisti. Positività per il futuro. Ride. Tra ieri e domani, la vita è oggi? Ride. Senz'altro. Diciamo di sì. Questa cosa mi ha interessato, mi ha stimolato. Questa cosa mi ha interessato, mi ha stimolato. Questa cosa mi ha interessato, mi ha stimolato. Squillo del telefono. Questa cosa mi ha interessato, mi ha stimolato. Devo proprio dirlo? Mi fa ridere. Ride. Ho paura dei ragni. Dottoressa Laurelli. L'aracnofobia non è molto diffusa. Qualcosa di abbastanza persecutorio. Il ragno nella nostra cultura. Il ragno poi è un simbolo di un qualche cosa di più antico nella quotidianità. Ride. Se non si è felici dentro. No? Dipende. Da che cosa e da chi? Quindi lei non ha puntato sulla sua bellezza. Per niente? No, per niente no. Ride. Intanto grazie. Si faccia. Chiediamo sempre. Risposta. Cosa chiede. Cosa risponde. Mi mette in imbarazzo. Ci sarà qualcosa. Sempre il discorso della paura del domani. Solamente vivendo. Come dicevano da qualche parte. Un modo per capire. Quando un giorno vista l'ora. Per amare, per sognare, per vivere.
Giovanna Bizzarri.
Elle a voulu savoir alors si je l'amais
"Vous comprenez, c'est pas que je suis méchant, mais je suis vif"
Albert Camus - L'étranger
Terreno minato
La lampada c'è, pervinca, il genio si è infrattato con una velina rumena, gioca a sudoku sul suo corpo rifatto, nevicano palline da 0,20 grammi e un grande lago dorato di merda avvolge la turgida città, apparsa all'orizzonte con il suo maldestro tempismo, io chiedo una cartina, non me la danno, qualcuno infilza una pupilla verdognola con un kris in disuso, io mi perdo, non ho la cartina cazzo, compare un uomo tozzo senza un braccio, e non è colpa mia se è tozzo, e ride, poi dà, ha dato, forse darà, uno sguardo olistico alla sua nuova interfaccia con la realtà e ne sarà sopraffatto, la struttura sociale risulterà abusiva, i ponteggi tarlati, avverti anche tu un che di ridondante nella mia postura, solleverò il velo e avrò un calo di zuccheri che non mi risulterà fatale, golosi scarafaggi suggeranno gelati, il sudore mi imperlerà e il cielo bianco smetterà di vorticare.
Cara ..., mi sembra di scrivere a una vecchia amica che non vedo da anni e che si trova a centinaia di chilometri di distanza. Invece sei qui con me e sei la freccia che parte dalla mia mano e va a finire non propriamente nel centro ma a pochi centimetri, in una posizione che è centrale ma anche laterale. E’ la dualità o la bilocazione, come la chiama Bertinotti. Essere qui e anche là, esserci e non esserci, essere guardati e guardare, soggetto e oggetto. Ogni tanto dimentico di essere un soggetto di diritto. Ciò non è bene. Suonato ripetutamente il Miserere. Provo a farmelo piacere da anni questo Arvo Part ma non c’è verso. Vorrei comprare la nona sinfonia di Mahler. Vorrei finire di leggere un libro. Vorrei leggerti un libro. Vorrei baciarti il collo. Ti leggerò un brano di Barthelme: “Possibili emozioni di fronte a un’evidente sincerità: repulsione, presa di distanza, gioia, fuga, cameratismo, denunciarlo alle autorità”. Bello, no? Tutta una gamma di reazioni, nessuna escluse, magari tutte insieme. Poi c’è il weekend, che finisce per diventare l’obiettivo, male, male, medietà borghese, squallore terziario, decadenza del capitalismo, pensiero debole. Eppure. Ho scritto diverse mail, azioni compulsive, insensate. Ho un occhio rosso e non è la piscina. Le ossessioni quando ci sono hanno una luce accecante e tu le guardi e poi spremi un pompelmo e stai meglio.
Fanghiglia, lacrime e foglie di selce
Credo che mi farò del male leggendo micromega. Credo che mi farò una barchetta con Europa e me la metterò in testa. Suppongo di non avere più la governance di me stesso. Non è colpa sua, ma sta lì, bronzeo, e mi sta sui coglioni. Sto aprendo una crisi al buio con il mondo circostante. Il mio consigliere politico, un nano serbo che vive nel secondo cassetto a sinistra, sotto il mapo di due mesi fa, è contrarissimo. A che cazzo serve il mapo, poi. Lui preferirebbe una crisi pilotata. Io non ci sto gli ho detto, poi ho preso il mio stic (sic) Uhu e ho cominciato a strofinarmelo sulla fronte. Stic sic uhu sembra un riff indiano. Poi ho premuto la testa contro il muro, c'è una foto di un tale con gli occhi penduli e sono rimasto lì fino a quando è entrato il commesso postfascista. Mi ha fatto un discorso sui giovani viziati e la mancanza dei valori, poi se n'è andato a confabulare con gli altri commessi. Ho sentito distintamente le parole ketamina e popper. Credo che mi vogliano uccidere. C'è un silenzio come magmatico da queste parti. Mi sento piuttosto paludoso. Affondo. Fanghiglia di giunchiglia. Qualche foglia di selce. La fine del pezzo di Concita di oggi era: "Prestigiacomo, sotto il colonnato, asciuga le lacrime". La fine del pezzo di Crosetto sugli Agnelli e la Ginevra, che io amo, era: "Spiando nella serratura del dolore, si vede un occhio solo che piange".
C'è un cappottino rosso che cammina sulla strada di fronte a un locale new yorkese
Doveri d'ufficio
Intanto è uscito Sacripante 5, che è sempre una notizia. E poi domani, martedì, a Milano c'è la festa-presentazione della nuova casa editrice Untitl.Ed (Metaverse, via plinio 48, ore 20), dove dentro ci sono un po' di personaggi blogghici, a cominciare dalla Fainberg.
Non so, fate un po' voi. Ma non dite che non ve l'ho detto.
E' il tuo caso, Scorpione
"La maggior parte delle persone odia sentirsi persa. Non sapere dove sei o girare a vuoto senza una direzione può far paura. Ma propongo di considerare positivo il disorientamento in certe situazioni. È il tuo caso in questo momento, Scorpione. Non conosci la tua meta, hai perso la mappa e non sai nemmeno con sicurezza da dove vieni: ci sono tutte le premesse per inciampare in qualche scoperta preziosa che altrimenti non potresti mai fare. Ti consiglio di assecondare in modo rilassato questa sensazione di galleggiare senza ormeggi. La verità è che paradossalmente la strategia migliore per ritrovare la strada nella nebbia è godersi la nebbia".
L'oroscopo di Internazionale - Rob Brezsny