Cayenne Rap
Ho castrato un tale
Ho ripudiato il cane
ho barato al gioco
ho stuprato il fuoco
Sai che non ce n’è più, mi dici che ti senti dimidiato, mi dici che ti senti umiliato, ma tu Alì che tieni la rosa nel pugno, tu Alì che biascichi saliva sulle mie guance oscene, tu che mi ami per un euro abbandonato, tu non sei che un passatempo, e mi dici “sei un amico, sei fatato”, poi volteggi con le pence sopra cosce disastrate, ti sfinisci su risate in porcellana, sai di vodka e montenegro, di miseria e scarafaggi, tu mi dici fammi spazio, dammi un posto a casa tua, la puttana ti sorride, poi volteggia sul tuo sguardo, sei patetico, penoso, sei un miraggio senza senso, tu non fumi, tu non pensi, hai cent’anni e poco altro, poi mi posi sulla spalla la tua testa spettinata, mi sorridi senza denti e mi baci con la lingua, provo un brivido di bava, faccio un passo e mi distendo, alzo il piede ti sorrido e dopo svengo.
Ho venduto il Cayenne
ho mangiato il mio sputo
Ho venduto mio padre
mi son tolto il saluto
Felicità
L'ho baciata a lungo. Era la prima volta. Come un pinguino, al principio. Poi come un golden retriever. Infine come un bimbo. Ho premuto le labbra sulle sue e ho pensato di non aver diritto al romanticismo. Oltre il vetro appannato, la neve, parecchio pianto, un battello. La schiena era dritta e bianca e rigida. Più tardi ero sul letto, temperatura alta, mi agitavo goffamente. Dopo qualche minuto, fermo, sgonfio, inutile. Ho appoggiato la fronte sul lenzuolo, il cuscino sulla nuca, e intanto pensavo. Non smette di agitarsi, il cervello. Ho pensato a Jake e ho sorriso. Brett, ovale, si rivestiva, lo sguardo di ghiaccio, i pantaloni gessati, il sangue impazzito.
Te lo faccio vedere io chi sono
D - Che cosa le manca per sentirsi ricco?
R - Tante cose; una frittata di cipolle, un bicchiere di vino, un caffè caldo e un taxi alla porta.
(intervista rilasciata nel 1976 da Piero Ciampi al Radiocorriere tv)
(dal 2 al 10 dicembre, premio Ciampi, a Livorno)
Il croccante gentile può aiutare
P. dice che mi è molto grato. G. che mi ha sognato: morivo strozzato da una brioche. M. mi candida per l'addio al nubilato. R. mi paragona a una bomba al fosforo. F. mi accusa di fare il prezioso. M. sostiene che provoco disordini. G mi imputa un eccesso di silenzi. T. un eccesso di futilità.
Ho i miei punti di equilibrio, io. Le mie palafitte, piantate con cura nella melma del fondale.
Nel perimetro mi aggiro volentieri, ma la linea sagomata mi attira di più. Attraversarla è un attimo.
@@@ (cronache dal passato)
"Ti faccio presente, in quanto scopacervelli provetta, che da tempo il mio corpo encefalico presenta serie difficoltà erettili, nonostante un massiccio rinforzo di additivi chimici. L'avanzato stato di narcisismo mi provoca inoltre incapacità relazionali e difficoltà di proiezioni, anche fisiche, sull'altro/a. Così spesso l'informe massa grigiastra è utilizzata solo per brevi applicazioni onanistiche, che hanno notevoli ripercussioni sulle capacità visive, avendo da tempo la mia razionalità ceduto a un'indiscriminata tendenza a somatizzare anche le cazzate. So che in questo momento stai aggrottando le sopracciglia finte e stai facendo le spallucce da pollo, ma questo non è carino. E non credere che mi abbia colpito il fatto che tu usi il mio discutibile cerebro per sollazzarti al buio tra lenzuola di cotone. Per nulla, guarda. Proprio per nulla. Ah proprio no. Se ti ho detto di no è no. Comunque, ti chiederei di accendere la luce per un po', che mi imbarazzo. Cosa dicevo? Ah ecco. Anch'io mi sono chiesto un certo numero di volte dove ti fossi nascosta, attribuendo la scomparsa di volta in volta a una naturale ritrosia, a una spaventosa malattia, o a un tifone che aveva colpito l'area del Verbano-Cusio-Ossola, lasciando misteriosamente intatta la val Formazza. E invece eccoti. Vederci nuocerebbe alla tua riprovevole propensione a rotolarti in lenzuola di cotone insieme ai miei pochi neuroni intrecciati. Perché i neuroni visti da vicino deludono sempre, si sa. Il corpo, invece, è splendido. Ora tornerei nella tana nella quale mi rintano nelle notti di luna piena. Spegni pure la luce. Buonanotte".
Play something different, man
"Suona qualcos'altro, accidenti, suona qualcos'altro. Questo è jazz, cristo. Lo hai già suonato ieri sera e la sera prima"
Charlie Mingus (a un giovane sassofonista)
Il 60 notturno
Nient'altro che un esercizio di stile, un salire e scendere dall'autobus, vedere l'effetto che fa, vedersi raccontare l'effetto che fa.