Un manuale di storia
"Seduto in piazza Fontana, con la sola interferenza del traffico e della verità"
"...Delfo Zorzi, condannato all'ergastolo in primo grado come autore materiale, è stato assolto con formula dubitativa in appello, confermata dalla Cassazione, vive da 25 anni in Giappone, con il nome di Roy Hagen che, curiosamente, significa "l'origine delle onde". Importa alta moda italiana, gestisce una catena di boutique. La sua ultima dichiarazione è perentoria e tipica: "Non tornerò mai più in Italia perché i giudici sono inaffidabili". Carlo Maria Maggi, il capo della cellula nera, è vecchio, malato di cancro, abita nella sua casa alla Giudecca, Venezia. Carlo Digilio, il pentito, vive sotto falso nome in una casa di cura sul lago di Garda. Martino Siciliano, l'altro pentito, vive a Cali in Colombia con una ragazza colombiana conosciuta in un nightclub a Mestre. I generali De Lorenzo e Miceli sono morti. Il capitano La Bruna è morto. Il generale Gianadelio Maletti vive in Sud Africa, è pensionato, coltiva rose. Guido Giannettini è sparito dalla circolazione. Franco Freda è tornato a Padova, si occupa ancora di editoria. Giovanni Ventura gestisce un bar a Buenos Aires. Gli atti di tutti i processi, due milioni di pagine, stanno andando in malora nei sotterranei del tribunale di Catanzaro, corrosi dall'umidità, privi di indici, resi inservibili dal completo disordine.
Tutte le schegge di questa storia - "dopo che le vetrine gonfiandosi esplosero" - sono rifluite sui marciapiedi del tempo. Ma il lampo che ne scaturì ancora ci riguarda. E' sempre posteggiato lì, nell'anello che fa da spartitraffico lungo le molte traiettorie di questa piazza milanese e i sotterranei della Repubblica".
Pino Corrias - Luoghi comuni
Il modo di esistere di un silenzio
Parole a me moralmente non ascrivibili. Il passato rantola. I rivoli di lacrime risalgono la superficie delle gote e ritornano nell'incavo naturale, le ghiandole le riaccolgono felici. Anche l'inerzia mi si rivolta contro, con ferocia. Un colpo secco, rimbomba, è un soprassalto di verità in un deserto di cenere, mozziconi di sigarette ritorti, smozzicati, slabbrati da rossetti dozzinali, gloss post moderni, enfisemi materici. I rimorsi sono il tuo sguardo stupito che si allontana da me, precipita, converge verso un buio che è anticamera di niente. Mi consolo con il vanaglorioso dativo di vantaggio, mi confondo con le mie parole, i riflessi mimetici sono lo specchio rotto che ha il coraggio di guardare, sospendo all'infinito l'infinitesimo sussulto d'orgoglio, e parlo, scrivo, solco le reni di corpi bianchissimi, perché nessuna parola è innocente e neanche il silenzio.
Fermenti

Non si infilano così i calzoni, nevvero. Con le gambe nude che ruotano a bicicletta e quest'impressione di disastro mentre manchi il gambale sinistro e ti incastri nel velcro e zampetti come un pechinese zoppo e ti infrangi sul reclinabile. Non si mangia così un danone, che lo ingurgiti con le papille irritate dal cucchiaino di plastica. Che è anche all'albicocca, ma è bianco. Perché è bianco un danone all'albicocca? Eppure c'è un colorante: E1422. Sarà un colorante bianco? Eh? Perché colorare di bianco il così bell'arancione dell'albicocca? Perché, eh? L'etichetta dice che non ci sono coloranti e neanche conservanti. E allora l'E1422 cos'è? Wikipedia te lo dice cos'è: un addensante, uno stabilizzante. E' adipato di diamido acetilato. "Con frutta in polpa". Ma lo yogurt è liscio, di consistenza cremosa, senza grumi. Niente polpa, nessuna parvenza dei fottuti brandelli di frutta. Perché esibire con fierezza che c'è della frutta in polpa se poi non si vede per un cazzo? Eh? Dico a voi della Danone. Che c'è anche un succo concentrato di carota dentro, ma vallo a sentire l'odore della carota, vallo a sentire. Che senso ha mettere della carota se non si sente il sapore? Le carote poi datele alle vostre sorelle. E perché colorate di bianco l'arancione? Perché vantarsi della polpa e ridurla in una cazzo di poltiglia uniforme? E che senso ha, ditemi, pezzi di merda che ve ne state lì impeccabili nella vostra multinazionale del cazzo a miscelare carota e addensanti, che senso ha starsene con le gambe ignobilmente nude e le brache abbassate in una stanzetta fetida in piazzale Lodi con un cucchiaino bianco di plastica che ti penzola dalle labbra secche e un telefono scarico e un merdoso yogurt ripieno di dipato di diamido acetilato che ti fermenta dentro?
L'amore ai tempi del prodino
"Se abiti a Milano, hai votato Rosa nel Pugno, sei una donna viva e ancora appetibile, tra i 50 e i 58 anni, potremmo essere amici, forse di +, molto di +. Lasciare breve sms di presentazione al..."
"Coglione stufo di andare al cinema da solo, di mangiare da solo, cerca cogliona per condividere passioni. Claudio...".
"Ciao, sono un giovane uomo meneghino del 1960, di buona cultura, aspetto e carattere. Mi piacerebbe condividere della progettualità di amicizia, coppia e amore con una donna di età compatibile, costruendo passo passo una situazione. Grazie. Mauro..."
"Ciao. Ho 30 anni, mi chiamo Silvio e sono alto 1.81..."
Bacheca di Repubblica, Tutto Milano
"Posso essere anche bellissimo"
"Chissà cosa vuol dire debolezza
forza, nella gente, spina dorsale.
Chissà che cosa sanno quanti sanno
ciò che vogliono, che spingono avanti la certezza
di essere, come fossero da sempre
uomini e per sempre"
La ragazza Carla
"Io non ti lascio alibi
con la crudeltà necessaria per rischiare
la tua vita perché la mia è in gioco"
Totale S. E. & O.
"Quanta gioia mi dai quando ti stufi
di me, quando mi dici se scriverai di me dirai di gioia
e che sia gioia attiva, trionfante, che sia una barzelletta
spinta, magari...
...ma cosa credi che non sia stufo anch'io di coabitare
con me la mia faccia la mia pancia
anche in noi c'è dentro la voglia
di riassuefarci alla gioia, affermare la vita col canto
e invece non ci basta nemmeno dire no che salva solo l'anima
ci tocca vivere il no misurarlo coinvolgerlo in azione e tentazione
perché l'opposizione agisca da opposizione e abbia i suoi testimoni"
Lezione di fisica
"Quanto di morte noi circonda e quanto
tocca mutarne in vita per esistere
è diamante sul vetro, svolgimento
concreto d'uomo in storia che resiste
solo vivo scarnendosi al suo tempo
quando ristagna il ritmo e quando investe
lo stesso corpo umano a mutamento.
Ma non basta comprendere per dare
empito al volto e farsene diritto:
non c'è risoluzione nel conflitto
storia esistenza fuori dell'amare
altri, anche se amore importi amare
lacrime, se precipiti in errore
o bruci in folle o guasti nel convitto
la vivanda, o sradichi dal fitto
pietà di noi e orgoglio con dolore"
La ragazza Carla - settembre '54 - agosto '57

Poi mi alzerò
C'è questa santa Pasqua. Con un sorriso ascetico, dondolerò la mia vita sul muretto di piazza Farnese, calibrando sulla schiena il peso verticale dell'assenza. Poi mi alzerò e dovrò condividermi con gli altri. A Sperlonga verserò qualche lacrima di burro su una tartina ingrata. Mi consolerò radunando gli spermatozoi e qualche buona associazione mentale. Verso sera cercherò un nuovo slittamento di senso, in attesa di muovermi con un'altra intensità.
La vita è troppo contemporanea
Con le tisane avevo deciso di chiudere, disilluso. Quella notte, rinchiuso in uno splendido vuoto salottiero, meditavo su alcuni motti versicolari e versicolabili che mi si abbarbicavano in grembo. Frasucole come "commetto l'eccesso di essere vivo" e "mio corpo che declini come declina l'Europa". Intanto sgranocchiavo convulsamente grancereali, per dare sostanza alla coazione a ripetere, divenuta ormai troppo cerebrale. Era l'aprile del 2006. Un branco di formiche brulicava su e giù dal vecchio tappeto persiano. Avvicinando la pupilla, mi interrogavo sul grado di autonomia del gruppo e sulla loro onestà intellettuale. Schiacciato inavvertitamente il telecomando, finii su un fuori fuoco ghezziano, le sue parole lubrificate a spalla da una camera oscillante. Raccontava l'Enrico della pozza di sangue in cui era finito, dei punti al mento, delle due ragazze in scooter che l'avevano investito, del fatto che non avesse nulla contro il passare con il rosso perché, anzi, fluidifica il traffico.
Me ne stavo confusamente assorto, il sorriso ebete, incapace di disperdere la colonia di formiche, neanche un baygon verde a darmi conforto, quando alla mente si affacciarono due idee geniali: un libro-intervista a Lorenzo Cesa, segretario Udc, grosso personaggio che in seguito sarebbe diventato capo dello Stato, e un romanzetto di formazione dalle reminiscenze carveriane con update giovanilistico, dal titolo "Fatti i cazzi tuoi". Decisi di lasciar sedimentare il tutto e mi misi all'ascolto di Scriabin e di "Sesso e matematica" di Remo Remotti, dosando cultura alta e cultura bassa, come ci insegnano i maestri del postmoderno. A Milano il cielo era basso e la mattina stava tramontando su uno sbadiglio allarmato. I Dresden Dolls urlavano, rinchiusi nell'Ipod dimenticato nel montgomery. Sentii un morso allo stomaco e misi su un pentolino con la cicoria, secondo la ricetta dello chef del momento, Bernardo Provenzano, futuro presidente della Commissione antimafia. Compulsando Cosmopolis, mi soffermai su certe frasette evocative: "Non c'è più pericolo nel nuovo"; "Aveva la prostata asimmetrica"; "Una persona emerge su una parola e precipita su una sillaba". Una copia ingiallita di Libé strillava: "Berlusconi, mauvais perdant". Il cielo era diventato un astro gigantesco e torrido e si spegneva sul lungomare di Tel Aviv, la musica era Hatikva, i tasti bianchi e neri, le dita bianche, commoventi.
Mi svegliai sull'immagine di Romano Prodi con una tutina azzurra da ginnastica, sgambettava per piazza Maggiore. In tv c'era colui, in cima a un carroarmato, arringava la folla con la sua dentatura insaziabile. Cesa, la mia musa, aveva gessato e cravatta vinaccia, un po' slacciata. Muoveva il frontespizio del libro-intervista in favore di telecamera e raccontava i suoi sogni alla dottoressa Laurelli. "La vita è troppo contemporanea" mi ripetevo come un mantra, rimestando la cicoria.
Chef express

Sì, è una metastasi
questo tuo esserci
e io mi sorprendo
a crederci ancora,
ubriaco di Negramaro
in una carrozza ristorante,
grato a chef express
slaccio la camicia
e sento il mio respiro
reclamare
i suoi inalienabili diritti.
C'è più vita
in questa carrozza ossidata,
in questa puttana allegra
con il cappello nero,
che in tutto un mese
di sacrifici vellutati,
in questo cameriere
che mi insulta con destrezza,
che in un anno di nevrosi
ben catalogate,
che in un anno
di scopate edulcorate,
di crimini premeditati,
sterilizzati, già dimenticati.
Amore

Amore,
dobbiamo andare
ancora credi
in questa puttanata?
E' meglio il sangue
dell'orzata.
Aprimi un varco
nel tuo corpo morto,
fammi immolare,
fammi studiare
la tua materia cerebrale.
Lasciami lavorare,
su fammi entrare
che ho qualcosa
da spiegarti.
Cosa cazzo gridi a fare,
c'è qualcosa da aspettare,
c'è qualcosa da aspettare?
Un sottopasso, magari
Perché in fondo sono un bravo ragazzo e quando guido lascio sempre attraversare le vecchiette malferme sulle vene varicose, scalo le marce, segnalo la manovra con le doppie frecce di stazionamento, abbozzo un sorriso disarmante e con un elegante cenno del capo faccio avanti avanti, e le vecchiette passano e anche le giovincelle, preferibilmente leggiadre, e poi le mamme con i corpicini dei bambini nei carrozzini, perché io, in fondo, sono un bravo ragazzo e sosto volentieri sulle strisce, faccio passare tutti, vecchi, bambini, fanciulle, i bianchi e i negri, che non mi danno alcun fastidio, e anche gli ebrei, li riconosco dalla kippah, perfino i musulmani, e poi i cassaintegrati, più di tutti i cassaintegrati, che loro si capiscono dall'andatura precaria e flessibile e sembra che non arrivino mai in fondo, e mi commuovo un po', poi mi rimetto in marcia, piano piano, lentamente, mi guardo intorno serenamente e saluto i foulard delle signore, i cachemire delle ragazze, le felpe dei magrebini, ingrano la marcia del mio Suv grigio piombo, do una sistematina all'aria climatizzata, non più di 18 gradi per non bucare troppo l'ozono, e aspetto che la tromba di Enrico Rava lasci passare anche me, in questo incrocio che non finisce mai.
Se un giorno di primavera un viaggiatore
Eurostar Roma-Milano, lunedì 3 aprile, ore 16
Seconda Classe: "Nerone"; "Dire l'uomo", Michelina Tenace; "La bambola che uccide", Ruth Rendell; "Le guerre civili"; "Itinerario in terra santa", Francesco Petrarca; "I gesuiti"; "Non buttiamoci giù", Nick Hornby; "Il ritratto di Dorian Gray", Oscar Wilde; "La dieta metabolica", Mauro di Pasquale; "Il buio oltre la siepe", Harper Lee; "Angeli e Demoni", Dan Brown; Dylan Dog; "Un altro giro di giostra", Tiziano Terzani; "Ho voglia di te", Federico Moccia; "Diritto tributario"; "Iraq"; "Io sono una tigre", Maruska Albertazzi; "L'essenza dell'uomo", Ikeda, Simard e Bourgeault, "I porcospini di Schopenauer", Consuelo Casula; "V for vendetta"; "Le particelle elementari", Michel Houellebecq; "La pittura e la calligrafia"; "Giocare e vincere in Borsa";
Prima classe: "Shantaram", Gregory David Roberts, "Il trionfo del sole", Wilbur Smith; L'ordinamento universitario", "Un posto nel mondo", Fabio Volo; "Un homme a distance", Katherina Pancol; "La principessa sul pisello", Luciana Littizzetto; "Il marketing"; "My life so far", Jane Fonda
Volevo essere io a renderti infelice
Prima di andartene
ci sei
e hai occhi e pelle
e un polso sottile
che non so afferrare.
Il volume solido
dei tuoi pensieri
lo posso toccare
con la mano tremante
che per abitudine
simula assenza.
Prima di andartene
ci sei
e hai un lampo di paura
che mi percorre la schiena
e che mi fa vergognare
di non amare abbastanza,
di amare.