cicciobandini

venerdì, 28 luglio 2006

La penultima erezione

(Tomomi Sakuba)

La penultima erezione è stata migliore dell'ultima. Si è spenta sussultando sul ventre e lo ha cosparso di una piccola massa vischiosa, lattiginosa. Hai guardato il panorama incuriosita e hai allungato l'indice per verificare la consistenza. Come se avesse importanza. Sorridevi appena. Poi è arrivata l’alba e ho seguito le tue labbra dirmi addio. Il giorno dopo eri seduta a un tavolino di plastica, bianco, la cannuccia tra le labbra. Ti ho guardato da lontano, bevevi uno Stinger e sorridevi ancora. Non ho mai visto una ragazza sorridere tanto. L’afa mi stringeva il petto. Il mare era una massa compatta, oleosa. Tu allungavi le gambe e mi guardavi. Ho pensato che non ci fosse rancore, delusione, in quello sguardo. E’ stata l’ultima volta che ti ho visto. Un corpo vale l’altro, ho pensato entrando in acqua. Poi ho tuffato la testa e da sotto l’acqua ho soffiato a lungo, gorgogliando. Il mare è ingannevole, quando è tiepido.

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giovedì, 27 luglio 2006

Tu ed io

(Mark Ryden - Weeping)

A mano a mano mi perdi e ti perdo, sai bene che è così, tu ed io, destinati a sparire insieme ai metalmeccanici, agli agrimensori, ai tipografi, inghiottiti dal tubo di plastica antracite di un aspirapolvere, spazzati via da una variabile trascurata, annichiliti da un tramonto troppo romantico, tu ed io, in coppia o solitari, la differenza è trascurabile, vuoti a perdere, rifiuti indifferenziati, ma non importa, sai farmi ridere con le tue parole sdentate, dentro il cerchio giri con una certa abilità, hai imparato da piccola a inciampare per il bene dello spettacolo, il dramma a lieto fine è la tua specialità, immaginarti in sella allo scooter che ti allontani zigzagando è un sollievo, guardarti andare via prima che arrivi l’aspirapolvere è un conforto, berrò una vodka per salutarti come si deve e seduto su un marciapiede sorriderò ai presenti, assicuratori e agenti immobiliari compresi, gente che sa vivere, con le loro scarpe squadrate, i cravattoni e le ferie prenotate, li vedrò sollevare vento e polvere e finirò la mia vodka con calma, prima di alzarmi e ricominciare.

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martedì, 25 luglio 2006

Memoria

(John John Jesse)

L'unica volta che, il per te, la parola sussurrata, fraintesa, già perduta, l'espressione di un volto nell'ora tiepida di quel mattino in quella strada, la fitta di origine sconosciuta, le lacrime precipitate, asciugate con un panno, fuse con il sudore di un avambraccio, ghiacciate dal fondo di un bicchiere, sparite, dissolte, riassorbite dal mondo e mai più viste in quella forma, con quella consistenza chimica emotiva, il corpo che decade, le guance lisce che si corrompono, che si frantumano in un deserto di crepe, che si dissolvono in cenere terra secca infertile, lo sguardo d'odio, che è già disprezzo indifferenza oblio. E le parole dette scritte pensate, cristallizzate in una teca, sopravvissute a loro stesse, indelebili, mistificanti, stranianti, tracce impalpabili di una materia inesistente.

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martedì, 18 luglio 2006

Tutti giù per terra

Lontano dal partito del tuttavia, nutro diffidenza per l'epperò. In questi giorni travagliati mi dedico all'equivicinanza tra chi scuote la testa e chi la sbatte contro un muro. Sto perdendo le forze, neanche multilaterali, distratto da gente di strada pronta a brindare per la caduta del governo sul no alle truppe in Afghanistan e altra gente di strada che celebra con grida ducesche la resa sconfortante all'illegalità, alla mazzafionda, alla prevaricazione della licenza di sprangare e derubare. Sopraffatto dal qualunquismo, ripeto paese di merda come un mantra, come un sessantenne avvizzito che si gonfia di noccioline e vermuth e sputa in cielo, solidarizzo con chi nell'eurostar guarda allibito gli ultras fiorentini sbavare insulti e innalzare barricate in difesa dell'onore perduto. L'onore perduto. L'onore. Guardo gli spray di via Freguglia, di via Solferino: Borrelli boia. Perché Craxi passi, Galliani mai. Sono ad Haifa, a Beirut, a Netanya, a Sderot. Cerco le vittime civili, le trovo sul Guardian, 12 israeliani, 203 libanesi. Tuttavia, tuttavia. Abbracciato ad Amos Oz, metto in tasca Haaretz, mi lego a corpo morto a uno Zelzal-2, salgo su un Apache, mi immergo nella umma e crollo. Vertigini, come in un gorgo. Trascinato in un girotondo ammorbante di inchiostro liquido che si incrosta, inchiostro, improvvisamente diluito, che mi inonda, come sangue nero, fino a sfibrarmi, di parole, di energia. Leggo titoli dolenti, incancreniti,  incantenati a morte negli occhielli. La grande coalizione avanza spedita, l'infibulazione del pensiero, l'embrione democratico, il mito della Vecchia Signora, la memoria franchista, la seduzione dell'inatteso, la forma dell'irresolubile, l'antidoto alla disgregazione, le minoranze speculari, la blindatura poliziesca, l'emergenza umanitaria.  Mi spruzzo acqua gelida sul viso. Allo specchio mi sorprendo, distratto, a valutare un tuttavia, a calibrare un epperò.

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martedì, 18 luglio 2006

Il solido delle cose

(Carlo Carrà)

"Non voglio fare più il solido delle cose e
la durata mi ingombra.

Sto sgusciata e non mi proteggo il nome
non mi proteggo più e non divento".

Mariangela Gualtieri - Fuoco centrale

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sabato, 15 luglio 2006

I cadaveri sono felici

(Luigi Russolo - Bolle di sapone - 1929)

La stanza è dipinta d’azzurro, le pareti sono sbrecciate e sul soffitto c’è un’enorme elica di legno crocefissa da un neon sbiadito. Sento delle voci intorno a me. Non vedo nulla. Stringo gli occhi. Ho il corpo indolenzito e la gola in fiamme, devo essere in quella posizione da molte ore perché la schiena mi duole e sul cuscino ho lasciato una piccola scia di bava. Sento i capelli sudati e per un attimo ho una fitta di piacere. Provo a riaprire gli occhi. C’è una donna sopra di me e sembra che mi stia guardando. Ne vedo il profilo ondulato, la chiazza scura dei capelli, la sagoma verticale del naso che confluisce in una pozza rossa che immagino sia la bocca. Ora percepisco le parole, vuole sapere se sono sveglio, come sto, se ricordo cosa è successo. Non rispondo, non ne ho voglia. Richiudo gli occhi e penso che sto bene, se non mi muovo non provo neanche dolore e l’elica di legno si muove delicatamente soffiando aria fresca sulla fronte ghiacciata di sudore.
Quando mi sveglio vedo la luce gelida e fioca del neon. Penso che i neon non dovrebbero esistere. Che il neon sia un errore. Penso vaffanculo. Poi la luce si spegne e il volto di Laura si anima, la fila ininterrotta di denti bianchi che spunta dalle labbra, il calore del suo seno. Vedo i suoi capezzoli, straordinariamente grandi. Quando riesco ad aprire gli occhi non c’è nessuno. Solo l’elica continua a girare. Riesco ad alzarmi e a spingere il bottone bianco dietro il letto.
L’uomo che arriva mi fa pena. Ha i denti gialli e un sorriso che non si può permettere. Mi spiega che Laura è morta, mi guarda fisso mentre lo dice, e mi racconta i particolari. Gli dico che va bene. Che non si deve dispiacere, che sono cose che succedono. Lui non sorride più e mi dà delle carte da firmare. Firmo tutte le carte e faccio notare che il mio nome è scritto male e che i congiuntivi sono approssimativi. L’uomo ha un tono più secco, si passa una mano sul naso e immagino che sia per la cocaina. A un certo punto sembra che smascelli, ma non ne sono sicuro.
Poi se ne va e rimango con una cartelletta trasparente e i fogli firmati. Laura è dentro quei fogli e io sono fuori. Mi vesto in fretta, la giornata avanza. Le nuvole sono dense e non c’è vento. Guardo la città e non mi sembra diversa da un enorme cimitero, con vecchi e storpi che calpestano la ghiaia e sistemano i fiori sulle lapidi. I cadaveri sono felici dentro i loro abitini di marmo.

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sabato, 15 luglio 2006

Indugio + azione

(Fortunato Depero - Ballerina - 1916)

Bisogna prendere atto di questo, che in pochi giorni tutto quel rimescolare le carte, architettare, abbracciare, sorridere, avevano fatto di me una misera larva dell'individuo pulito, essenziale, discreto, che ero stato stato finora, fiero di questo mio essere minimale e incurante, se non per vaghi accenni e impercettibili discronie, del tramortente scalpiccio degli eventi che mi ruotavano intorno, in una danza rituale che null'altro significava per me se non la fatua, evanescente, stordente controprova dell'assurdità del mondo materiale nel quale ero stato proiettato a suo tempo e nel quale mi trovavo, mio malgrado, a esercitare le funzioni alle quali ero stato delegato, da un soggetto ignoto, e per cause ancora da accertare.

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venerdì, 14 luglio 2006

Fedeltà + ego

(R.M. Baldessari - Bevitore + lucerna - 1920)

Mi pare che quella fedeltà niente affatto intenzionale fosse progredita, per così dire, autonomamente, come se, per un processo chimico a me sconosciuto, quella qualità, se di qualità si deve parlare, fosse andata distaccandosi come pelle vecchia e si fosse sostanziata in una materia nuova e infine autonoma, ma in qualche modo, e non saprei dire quale, collegata al mio costante organizzarmi intorno a me stesso, con il fiume d'olio bollente a far da guardia, il ponte levatoio chiuso e le numerose stanze di compensazione, e che quella nuova fedeltà materica e federata fosse infine necessaria per rimuovere l'illusione monadica della diversità, o meglio della divergenza, visto che questo mio nuovo essere che si stava formando, se davvero voleva essere nuovo e diverso, poteva esserlo solo per opposizione, alienazione, tradimento e che una fedeltà autonoma e centrifuga, sganciata dai soliti parametri esistenziali, potesse essere davvero l'unica vera forma di superamento del vecchio me stesso che mi avviavo a non essere più.

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domenica, 02 luglio 2006

Cinematica

(Enrico Prampolini - Ritratto di Marinetti, sintesi plastica - 1925)

Assediati dall'anomia, ci si chiede quale forma di esercizio mentale, di meccanico supplizio disciplinare, finanche di ascesi monacale, potrà mai incanalarci verso un sentiero tangenziale alla realtà. Si continua a esordire nella vita, con tutto il corredo quotidiano di tormentate estasi e infinite coazioni a ripetere. Si posano teste sui cuscini, si accumulano progetti, si smaltiscono cartelle esattoriali e rifiuti differenziali. Incautamente ci si prende gioco degli inetti e si commiserano i reietti. La repulsione è il carburante più pulito in circolazione. Tagliato con un quarto di passione e due quarti di astrazione, diventa l'unico strumento cinetico per disincagliare le pulsioni e distruggere le illusioni. L'unica forma di vita, ma la verifica s'impone, che non sia finzione e repellente devozione.

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