Delocation
Ho delocalizzato il cuore. L’ho trasferito altrove. In Cina, non ricordo dove. Sulle sponde di qualche fiume limaccioso di merda. La mia fabbrichetta di emozioni non reggeva più la concorrenza. Troppe spese, troppa fatica. E per cosa poi? Per farsi fregare tutto da quattro stronzette. Meglio così. In un’ottica di mercato globale ho fatto la cosa giusta, ho messo al sicuro il mio gruzzoletto. Ogni investimento emotivo d’ora in poi sarà ben ammortizzato, i costi di produzione decurtati. Il mio cuore sarà a distanza di sicurezza, inserito in un sistema organizzato, predisposto in uno schema di lavoro seriale, in un contesto inattaccabile. Un lavoro pulito, illuminato bene, sterilizzato, un oggettino protetto in una capsula sottovuoto, che neanche nelle banca del seme. Ma il mio cuore lo conosco, so che gli piace fare il di più. E' capace che mi flescia per qualcuno, mi fa i colpi di testa. Allora ho preso le mie precauzioni: ho inserito il cardio in un gigantesco preservativo di lattice, aromatizzato alla pesca melba, cosicché le tensioni al ribasso siano preservate da rischi di fluttuazione e cazzate simili. Il rischio è quello, che questi cinesi di merda, che sono manodopera mediocre, si mettano ad avanzare pretese, a cercare di inserire qualche fottuto microchip dentro i miei ventricoli, a rovistare con le loro manine luride nei meccanismi delicati del mio cuore. Noi brianzoli siamo gran lavoratori, con il cuore in mano, che lo mettiamo in ogni cosa e poi però lo rivogliamo indietro, intatto possibilmente, che un bravo idraulico ormai ti costa come un commercialista della Bareggia. Che poi, avete notato, il Fresco Bar, che era già diventato uno schifo griffato Absolut, ora ci hanno messo una bella merceria cinese, con le camicie a tre euro. Avanti così, che poi chiude bottega tutto il comparto serico del comasco. Io per parte mia mi sento a posto con la coscienza, ho messo il cuore in pace, mi godo i dividendi senza patemi. Lo so che ho un problema con i cinesi, non ditemi nulla, lo so, le attrici di zang yimou e cara cina di parise e Tai Ling e i calzaretti salvapiedi, lo so che proietto le mie ansie di piccolo capitalista borghese, che individuo nel cinese un capro espiatorio per le mie carenze affettive, per l'intestino pigro, per la supertassa di Soru. Però ora migliorerò, spedendo il cuore in Cina con la Gondrand ho trasformato un ostacolo in un'opportunità e mi sento già meglio, più aperto al dialogo, più pacificato, più ricettivo. E quando mi dicono che sono senza cuore, sorrido, che loro non sanno.
Candore

Wilhelm Sasnal - Girl smoking (Dominika)
Ti accendo e ti spengo. Ho calze a righe viola intonate ai tuoi lividi. Se ti muovi ho male ai reni, se sto fermo mi dispiaccio. Anticamente c'eri tu, in questa stanza, disinvolta e sorridente. Talvolta mi presentavo anch'io, confuso. La dinamica è nota, ma anche lei ormai si è fatta piuttosto statica. Istinto anticonservativo, diceva l'appuntato, del tizio spiaccicato, attinto da sé medesimo nel suo proprio costato. Ieri ti guardavo in tutto il tuo candore blu, la tua perfezione, e pensavo, percorrendo distrattamente i tuoi seni intatti, rimuginando sulla perfetta noncuranza del tuo sguardo, sull'angolo acuto della tua sigaretta, che la purezza è un fatto acquisito, la risultante di un lungo e faticoso processo di elaborazione, l'esito finale di una decostruzione sistematica e traumatica, il miracolo di una ricucitura di squarci, del rimarginarsi di una putrefazione, il punto d'arrivo di una lenta via crucis. La resurrezione, forse. Dicevi, il caffè. La guarnizione è esausta, le incrostazioni avanzano. I biscotti affondano nel latte bollente.
Manifesto esistenziale

Senti qua, avvicinati, ho buttato giù questo progettino esistenziale, una robina semplice semplice, una bomba, non proprio un programma filosofico, no, niente religione, sai che non sono esoterico, ecco, questo progettino è una cosa trasparente, sì lascia fare, mica come il programma dell'unione, poche righe ma nette, umili ma oneste, che poi in caso di decesso è più facile ricostruire il perché il percome la rava la fava, è come una sorta di manifesto, non tanto un proclama, piuttosto un piano, un documento, un precetto, qualcosa di empirico, di grande, ma anche solo un'idea ecco, un concetto, un'idea, neanche tanto un'astrazione, quasi un haiku, ma declinato in parole piane, in concetti efficaci, d'impatto immediato, una roba tipo questa, lo senti, lo senti crescere questo progettino, che poi è anche tipo una confessione, un’arringa preventiva, una dichiarazione d’intenti, un’ammissione di colpevolezza, da declamare sempre rigorosamente prima dell’uso, che poi non si dica, epperònonmel’avevimicadettoche oppure enoscusaperòiopensavoche. Insomma, ho buttato giù uno schemino di questo tipo: agirò in stato confusionale, affidandomi al caso, disperderò il seme e dissiperò il capitale, creerò equivoci e distruggerò certezze, seminerò disordine, dolore e un discreto malumore.
Trasparenti come nemici

(Kristin Baker - Excide batteries beer a sphere)
In barca me ne stavo in parte con i miei guantini a mezze dita e la cerata disfatta, guardavo con un certo aristocratico distacco le onde della tempesta perfetta finirci addosso, mi lasciavo riflettere sulla superficie incorporea del tempo, incerto se corrispondere all’immagine molteplice e impervia che mi ero costruito o a quella bidimensionale che mi rifluiva addosso, collosa e invitante. Quando, per un attimo, il Comandante ha ipotizzato di prendere la rotta per Ponza, ti ho pensato, come ora ti penso con i capelli fluenti e sottili sulle spalle, le labbra atteggiate a un sorriso consapevole e saggio. Invece siamo finiti a bonifacio e a porto cervo, con la bugna del genoa a pezzi, a spiare lele mora in tunicona bianca, e nancy brilli fiorata e sfiorita, intenti a pattugliare militarmente la piazzetta siliconata. Faceva le bizze il tender, l’animaletto di plastica gonfiata, e noi si stava in rada a ruminare bottarga e pecorino, a tirar giù mirti corsi e dozzinali. Il bollettino gracchiava, metallico e implacabile. Isolated thunderstorm, wind increasing. Nient'altro pareva esistere se non il decupletto barionico, l'azione patriottica di tanto in tanto prendeva corpo sulla dinette, tra un mancini sfatto e una carta nautica. Le jelly fish ti si attaccavano addosso, trasparenti come nemici. I parabordi, agnelli sacrificali, pativano sempre più sulle fiancate spremute dalle invadenti lady barbara, dalle tremende trilogy. Finivo le giornate come le cominciavo. Non lo sapevo ancora, mentre riprendevo i sensi sotto un sudario di stelle, che la morte fosse così simile alla vita.