cicciobandini

lunedì, 30 ottobre 2006

"Sono il Commodore 64 di me stesso"

 

"A volte ti ho pensata
oltre cortine d'oblio,
oltre il confine di silenzio e di spine
dove i treni si fermavano due ore
ad aspettare i cani,
a controllare i visti 
E poi mi dimenticai
ne' mai piu’ ti mandai
i miei saluti socialisti"

Virginiana Miller - Fuochi fatui d'artificio

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mercoledì, 25 ottobre 2006

 Malinconia a buon mercato 


                                           Egon Schiele

"Ho imparato che i morsi sono meglio dei rimorsi. Che l’intolleranza casearia può essere una virtù. Che i granchi hanno una loro personalità. Che dopo il quarto Sciacchetrà la pietra cambia colore. Che può emozionarti un francese triste e sempre un po’ ubriaco, ma silenzioso, quando ti accenna la sua nuova canzone che fa così: tombe la neige et mon coeur s’habille en noir. Che la dolcezza si può carpire ma non capire. E diverse altre cose, non tutte senza importanza.
Niente, stavo facendo un po’ di malinconia a buon mercato. Se ne trova parecchio in giro, ma spesso non è di buona qualità. In quel caso la si appallottola, magari impastandola con un grumo di tristezza di seconda mano, e la si lascia sull’autostrada, preferibilmente sulla dorsale appenninica, come un cane malato. Perché la tristezza, lo so, è un equivoco.
La mia amica immaginaria a volte si materializza, prima di tornare a essere una donnina di fumo. Del resto anch'io, per lei, sono lo stesso. Ci diamo abbracci immaginari che fanno molto male."

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domenica, 22 ottobre 2006

Gli inutili miei cani

Qui giacciono i miei cani

"Questa forma di vita disastrata e fuggiasca non conosce i limiti della propria esistenza, e immagina se stessa invischiata in una ragnatela universale di cause ed effetti, stimoli e conseguenze. Tutto le è incomprensibile, e tutto ha a che fare con lei - sotto forma di oscura minaccia, di rimprovero, di avvertimento non compreso. Di errore irrimediabile". 
Emanuele Trevi - I cani del nulla

"In somma tutti questi segni raccolti insieme, per molto che io voglia essere diffidente, mi tengono pure in aspettativa grande e buona"
Giacomo Leopardi

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martedì, 10 ottobre 2006

Non è una storia


                   Andrè Derain - La Seine au pecq

Non è una storia, la mia vita, da raccontare. Non ha un principio, uno svolgimento, un finale, con tanto di morale, di consolazione, di precetto, non è una narrazione da conservare, a futura memoria, a memento, da cattedrale. E' una giustapposizione, piuttosto, di momenti, un procedere non  diacronico tra smarrimenti ed esaltazioni e sfinimenti.  E' un vagabondare rabdomantico di chi non ha memoria e non ne sente la mancanza, di chi non ha equazioni da far quadrare ed emozioni da cancellare, solo momenti, istanti deprimenti ed estasi brucianti. Alla fine è come il principio, nessuna sintesi può aiutare, solo una collazione di pagine strappate da libri diversi, saggi noiosi e libri avventurosi, rocamboleschi romanzi e poesie da ginnasiali. Come Bianciardi finisce in cirrosi, o in malaria come Caravaggio. Carogna in decomposizione abbraccio l'universo. Quando ho provato ad avanzare, giravo in tondo, un passo avanti e due di sbieco, una legge morale scolpita dentro il cuore, un saggio principio abbandonato sul sentiero e il cielo stellato da dimenticare. Quando ho provato ad esaminare il tempo che passa, il tempo, che non si fa contare, me lo sono scrollato via di dosso, come una piaga, guardingo e ottuso, senza mai pensare, che dopo ogni notte c'è un mattino da scontare e un altro peccato da escogitare. Ora sono ferrigno, come gli occhi di una troia, e puro come una vergine esitante. Ancora un passo oppure niente, tanto la somma sarà uguale.  

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lunedì, 02 ottobre 2006

Inurbati e adiacenti


      Marcus Jansen - Baby blues

Mi sono inurbato, mi dice con l'occhio acquitrinoso che gronda vodka. Non capisco se sia un tono rassegnato o entusiasta. Sono tre anni o cinque, o otto, che lo vedo incupito e avvinghiato al bancone zincato, mentre sorveglia il traffico di cocktail, come se Mario lo avesse messo di guardia contro eventuali rallentamenti dei flussi o inspiegabili e pericolose accelerazioni. Nessuna ruga, nessuna piega anomala sulla giacca stazzonata, nulla sul suo volto imperturbabile o sul corpo bislungo che possa indicare una variazione percepibile del suo stato psicosomatico. E' uguale a se stesso, roccioso e tumefatto, come la quercia di piazza XXIV maggio, come i cubetti di ghiaccio che nei bicchieri gelati non si sciolgono mai. Anche se fosse, mormoro nervosamente al bancone umidiccio di menta. Sergino apre la bocca ma non dice nulla, perché è inurbato e gli inurbati mica parlano. Quella è gente adiacente, sono astanti, gente silente. Poi penso a Marla, con quei rovi tra i capelli carbonati. Quanto a me, finisco per rimettermi alla benevola indifferenza dell'amico inurbato. Allestisco in rapida sequenza un quadro sinottico della mia vita recente. Elaboro una nuova teoria che mi consente, ancora una volta, di prendere le distanze da me stesso.

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