Una soggettiva sfocata

Goya - Rise and fall
Mi ficco in gola un quadrottino di cioccolato. Lecco la lecitina di soia, il malto d’orzo, il lattosio, arrotolo il palato irruvidito, strappo brandelli di stagnola, li sento stridere, lacerarsi, gonfiarmi la giugulare sofferente. Giunto fin qui, in stallo, arroccato, il tallone del calzino squarciato, le tasche sfondate, le formiche alle gambe, elgar che vortica in salotto. Arrivati a destinazione fa fatica pensare, ma fermarsi è un trucco, esattamente come proseguire, e dunque mi fermo, srotolo l’àncora, lascio penzolare le gambe, smetto di pensarci, getto qualche convinzione avariata. Continuando a sottrarre rimane poco, passioni avocate, emozioni rimosse, carezze contaminate, regali incartati con cura pirandelliana e mai consegnati. Una soggettiva sfocata. Il dubbio che il lindt possa contenere tracce di mandorle, la certezza che le conterrà. Poi c’è la voglia di non baciarti, di non guardarti, i nomi sovrapposti, i baci educati, i sorrisi edulcorati. Butto la stagnola e infilo la martingala nel cappotto. Fa freddo fuori. Ma c’è ancora aria da respirare, un ago da trovare e da spezzare. Cammino per viale Montenero, mi guardo intorno sorridendo, vedo scorrere in piano sequenza l'opacità sociale, l'atomizzazione della borghesia, la bolla relazionale, le nervature culturali, gli aggregati parassitari, le stratificazioni amorfe.
Fiction

Kurt Weill
Sparita, tutta questa gente. Questo affollamento di voci alterate, indecise, commoventi, afone. Andati a casa, senza aprire la porta, morti. Come me sceneggiano fiction, elaborano concept per sitcom, producono marmellate biologiche al lampone, insegnano yoga dinamico, nutrizione ortomolecolare, terapie naturali. Ute Lemper. La sua risata nel Lied des Lotterieagenten. Fennimores Lied. Buffo questo modo di non essere, questo pensare inconsapevole, questo flusso di incoscienza. E le smanie repentine, il desiderio bruciante, improvviso, di infilare in una sequenza di lettere una voglia insensata e feroce, destinata a spegnersi senza un gemito, pronta a riemergere come una fitta di provenienza sconosciuta, sintomo di una patologia straniera, eziologicamente neutra. Sradicata, spaesata. Vivere decontestualizzati, immersi in un magma amorfo, senza un panorama intorno, una nave da avvistare, un muro da grattare. Ogni tanto aggrapparsi a un relitto, farsi trascinare dalla corrente, accarezzare il relitto, farsi graffiare, bere acqua, nuotare vestiti, sfiorare il fondo, riemergere arruffati, i capelli bagnati, gli occhi arrossati. Sentire affiorare la voce eccessiva, incomprensibile, straziante di Ute Lemper. Poi raggiungere gli altri, mangiare marmellate biologiche, elaborare concept. Senza mai aprire porte, senza mai chiuderne.