cicciobandini

lunedì, 18 dicembre 2006

Sodomia


Madora Frey - Rut

Quando guardi questi uomini impastati di sperma, coaguli di liquidi organici, senti che la civiltà dovrebbe essere fiera di partecipare alla grande baldoria anestetica, al festino funebre colmo di incensi che non purificano, di sacchi di juta gonfi di riso ammuffito e sacro. E se Cosimo, l’ometto saturo di birra, il maglione di lana merinos e malto, i rombi in bassorilievo, se Cosimo il riccio di terra, se perfino Cosimo, l’agnello sacrificale, riesce nello sforzo finale di inarcare i lombi, i lombi flaccidi e imperiali, e incalza con cadenza militare ed entusiasmo da adolescente, deve essere un segno del destino che sia finito ad accarezzare i dolci seni imburrati di senape di Giuditta, donna dai costumi rarissimi e abbondanti, piegata dalla sorte in una postura scomoda e appagante, il fard disfatto dal guanciale ingiallito, le ginocchia arrossate dall’attrito con le asperità del mondo. E se Cosimo si esercita con perizia millenaria e sagacia contemporanea nell’arte sempre impervia della sodomia, Giuditta si sofferma ad occhi chiusi e labbra semiaperte sul valore intrinseco del rituale, sull’essenza sciamanica del contatto, che rinvia l’ineluttabile. E quando lui, mani grasse e rombi deformati, battezza un’altra lattina e asperge di liturgica saliva e divino sperma il corpo lattiginoso, ecco che si compie l’eterno cerimoniale e gli unti del Signore possono giacere infine tra incensi e intonaci sbrecciati, esausti e sicuri di esistere.

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martedì, 12 dicembre 2006

Il voto è segreto


Remo Squillantini - Fuori dal teatro

Chi si candida ad avere un rapporto umano, anche interinale, deve superare un test. Nulla di pericoloso o complicato. Una cosetta indolore che non prevede penetrazioni di siringhe o altri oggetti acuminati da innestare in superfici molli e già tormentate dall’erosione dei giorni. Una sola domanda, lasciata cadere come un sassolino inoffensivo nello spazio lacustre di un silenzio casuale. Il segreto consiste nel porgere la domanda con la naturalezza di chi non attribuisce alcuna valenza semantica, e direi etica se i termini non equivalessero, all’espressione verbale di un pensiero fortuito. “Tu, per chi voti?”. Così, transitorio e vaporoso, aereo e letale, senza abbellimenti di sorta o grazie sotto forma di avverbio o aggettivo a rinforzare o a indebolire una frase che regge la sua autosufficienza sul presupposto della banalità, della scontatezza di un’informazione che non descrive, perché, in un Paese normale, dovrebbe essere quasi neutra, avalutativa, proprio come chiedere l’altezza di una persona o la sfumatura cromatica di una pupilla. Nella risposta che invariabilmente arriva a frustare i miei tentativi di interazione, stocasticamente omogenea, sta il ventre molle dell’ipocrisia di un paese pavido e corrotto, rintanato in un sordo e ottuso rifiuto di esporsi, di esporre il corpo mistico delle proprie idee, il volume occulto della personalità, relegato nella sfera individuale del sentimento inaccessibile, conculcato da nient’altro se non dall’ipocrisia su cui si regge ogni possibilità, anche remota, anche ipotetica, di ricattare o di essere ricattati. E così, con sconforto, ogni volta prendo atto del fatto che in Italia, in questo Paese malato e insincero, il voto è  segreto.

postato da landolfix alle ore 20:17 | link | commenti (6)
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