Anche lui sono io
Tutto quello che c'è fuori, il cielo, la luna, il sole, l'universo, lo spazio, tutta la faccenda sono io. Lo diceva Charles Mingus, che dio lo abbia in gloria, e anche lui, charlie, insieme a tutta la faccenda, anche lui sono io. Quando stava morendo, buttato su un letto d'ospedale, contando le battute che gli mancavano per la fine del pentagramma, sentì i Quartetti di Bartók e ne restò abbagliato. Ecco, disse, è questa la musica che volevo fare. Ne aveva fatta altra, che si era confusa nella violenza delle cose ed era arrivato fino a lì, sul punto di morte, pronto a rinascere. Ma se le cose sono violente non c'è verso di farci pace. Bisogna provare a sovrapporle, a confonderle, a inserire una linea di basso, bisogna provare un'ultima fuga, metterci un'esposizione, un divertimento, una codetta. Oppure cercare di plasmare la forma, perché se la forma è imprecisa non c'è possibilità di fare pace con la sostanza. E allora, solo allora, avrai ragione. Il guaio è che quando te lo dicono, dopo tanta sofferenza, tanta fatica, è vero, hai ragione tu, poi se ne vanno e ti lasciano lì, dalla parte giusta, a chiederti cosa farne di questo trionfo di ragionevolezza. Ma anche questo sei tu e ti conviene farci i conti. La mic me lo dice, non sempre avere ragione aiuta. Conviene che fai dondolare le braccia, che provi a flettere i muscoli nel vuoto e che respiri un'altra nota, nel buio della tua ragione.