Sono un non luogo

Io sono un non luogo. Quello spazio continuo e senza profondità nel quale ci muoviamo quando non abbiamo una meta. Mi muovo dentro me stesso, in un flusso denso e impercettibile. Io sono la Despar, Disneyland, Malpensa. Sono metri cubi senza passato né futuro, puro spazio atemporale, senza verticalizzazioni, finalizzazioni, spazio di puro transito perenne che annulla i significati, pura concatenazione di eventi a riempire un vuoto che immancabile si riapre, ad ogni passo. Sono un non luogo, immobile e sempre in movimento, identico a me stesso, uguale a quell'io che non si riflette in nessuno specchio e che si ritrova insensibile e irredimibile nella precarietà inavvertita dei (non)gesti. Un io interinale e amorale reiterato all'infinito, laddove l'infinito è il presente che non ha termine, che non precede e non segue, ma che procede immobile, per giustapposizione. Sono un ipermercato, un filamento urbano, il precipitato di un aldonove qualunque, un imbucato ben educato, un omino in continuo cammino su un tapis roulant che, lo so bene, si è inceppato.