cicciobandini

martedì, 25 novembre 2008

Pietre blu

da Microfictions, di Regis Jauffret, Gallimard 2008

- Sono scorticata viva.
Soffro e non dimentico niente. Anche le persone che mi sconvolgono involontariamente, mi provocano un dolore insopportabile. Mio marito mi ha lasciato otto anni fa, e ogni sera continuo ad attenderlo, come quel 7 giugno del '99, dal quale non è mai più tornato. Se n'è andato con una donna, con un uomo, ma la cosa più umiliante per me è che non se n'è andato con nessuno. Ha preferito la sua solitudine alla mia presenza. Mi hanno detto che viveva in isolamento. Quando lo si scorgeva in una reception, somigliava a un uomo di cemento nei cui occhi brillavano due pietre blu. Se gli si rivolgeva la parola, rispondeva ridendo, ma si sentiva che era ancora rinserrato nelle quattro mura e che buttava parole dalla finestra con la concentrazione di chi getta l'immondizia.
- Non mi ha neanche lasciato un bambino.
Sperma avaro il suo, rifiutava di offrirsi, di fecondarmi, di mischiarsi a me per l'eternità.
- Un bambino, niente vi impedisce di immaginare che egli si riprodurrà un giorno.
E che passo dopo passo, la sua discendenza si perpetuerà all'infinito. Fare un bambino con qualcuno, è illuderlo di avergli fatto un regalo per l'eternità. Mi ha lasciato temporanea, foglia ormai non troppo verde, con le macchie ocra che si spegneranno quando avranno vinto. E io cadrò morta e sterile come la foglia di un platano.
- Preferisco non parlare di lui.
E' una tortura. Un fuoco che mi consuma e che non lascerò più spegnere. Lo conservo in me, lo alimento della mia collera, del mio amore, dell'odio di quelli che non dimenticheranno mai che hanno amato, e preferiscono ancora soffrire piuttosto che perdonare. Se lo credessi, soffrirei troppo a vederlo, a riconoscerlo, e si allontanerebbe come un'onda strisciata, di quelle che lascia la gomma dopo aver cancellato un tratto di matita.
- Ti amo.
Glielo avevo detto, lui era restato silenzioso sul letto. Lo sguardo verso il soffitto, come se cercasse di tradurre in una lingua straniera. Aveva paura di dirlo a sua volta, di mentire, perché un giorno avrebbe finito per non amarmi più. L'amore è semplice come l'amore, non pensa, non riflette, e se si ragionasse prima di amare, voi sapete bene che non si amerebbe mai.
- Non amerò più.
L'amore, mercato delle vittime, nel quale io ho troppo a lungo venduto il mio fascino, la mia giovinezza. E pianto fontane d'acqua, come se, smontate le bancarelle, avessi voluto sciacquare il marciapiedi.  

(traduzione cicciobandini)

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sabato, 01 novembre 2008

A me pare

Antonio Donghi 1897-1963

A me pare di non avere nulla da dirvi.
La sera, quando siamo seduti l'uno di fronte all'altro all'ennesimo ristorante, di fronte all'ennesimo nero d'avola, mentre mi raccontate della vostra giornata e di come vogliate cambiare lavoro, ma questa volta dite sul serio, di fronte al vostro ennesimo rituale di seduzione, al vostro ennesimo trucchetto da quattro soldi, perfino di fronte al vostro ennesimo e sincero tentativo di capire, io mi ritrovo a sorridervi stancamente e a pensare che davvero non ho più nulla da dire, nulla, a voi e in generale a nessuno, perrché quella scintilla che casualmente si innescava nella corteccia provocando un pensiero, un sentimento, un moto qualunque ma naturale, istintivo, sentito, quella scintilla semplicemente non c'è più, è stata sostituita da una stanca ripetizione dei gesti, delle parole, da un ribollio interno che non trova esiti al di fuori, un rimescolio drammatico che non ha nulla a che fare con le vostre parole maldestre, i vostri concetti poveri, i vostri manierismi, la vostra ipocrisia di donne sedute sulla vostra dignità, intente a guardare l'ennesimo uomo per lusingarlo, amarlo, provare a capirlo e possibilmente disprezzarlo.

postato da landolfix alle ore 03:15 | link | commenti (2)
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