Un anno in dieci libri
Giorgio Vasta, Il tempo materiale. 2008. Una rivelazione. Le Br come non si sono mai lette. Come dice Rossano Astremo, "una lingua superba, ricercata, precisa, suggestiva, ossessiva e visionaria". "Alla fine delle parole comincia il pianto".
Robert Musil, L'uomo senza qualità. 1930. Un capolavoro, non c'è bisogno di dirlo. Basta leggerne qualche pagina ogni tanto per capire cosa vuol dire scrivere e pensare. "La lotta sorda fra sporcizia costantemente introdotta e grossolani sistemi di pulizia".
Gipi, Lmvdm, La mia vita disegnata male. 2008. Un romanzo a fumetti, ma anche molto di più. Citare Andrea Pazienza è scontato, ma non si può farne a meno. Sfrush.
Sandro De Feo, La giudìa Roma, 1963. Non lo conosce nessuno. E non si capisce perché. Tutto il contrario della neoavanguardia del gruppo '63. "La stringevo come un disperato, come si stringe una povera morta adorata quando il corpo è ancora caldo".
Francesco Piccolo, La separazione del maschio. 2008. Un libro da leggere, da bruciare, da proibire, da rileggere. "Qualche anno fa, a qualcuno è venuta l'idea di spruzzare della polvere di cacao nel cappuccino. Come se il cappuccino così com'era non bastasse più".
Luciano Bianciardi, Le cinque giornate. 1971. Un Bianciardi per intenditori, per chi si è già nutrito della Vita Agra e del Lavoro culturale, e guarda un genio che si spegne in esilio a rapallo, con fierezza e rabbia
Andrea Bajani, Se consideri le colpe. 2007 "Cordiali saluti" era un piccolo capolavoro di feroce umorismo. Questo è un veleno tranquillo che ti entra dentro lentamente.
Ottiero Ottieri, Donnarumma all'assalto. 1959. L'utopia olivettiana in un romanzo-reportage incredibile, che oggi ci si dovrebbe vergognare a scrivere ancora. Da leggere insieme al Padrone di Parise e a Memoriale di Volponi. "La disoccupazione lo spinge da dietro, come una brama oscura, viziosa, di cominciare subito, e gli ha consunto il viso. Oggi, vicino alla S., la sua intelligenza meccanica e spaziale di ieri, si è sciolta in una attesa atona e viscida"
Donald Barthelme, Atti innaturali pratiche innominabili. 1968. E' stato il più grande scrittore di short stories minimaliste e surreali, ispiratore di Carver e David Forster Wallace. "Kellerman, giganteggiante per il gin, attraversa di corsa il parco a mezzogiorno con il padre nudo infilato sotto un braccio. Il vecchio Kellerman cerca di ripararsi con tutt'e due le mani e ulula nel vento impetuoso, sebbene talvolta canti nel sole radioso". Grazie a Minumum Fax.
Richard Yates, Revolutionary Road. 1961. Il romanzo perfetto. Per quelli che lo scoprono solo ora che Hollywood ne fa un film. Bellissimo e tremendo, la dissoluzione della famiglia borghese. Dimenticato per decenni e riscoperto dalla solita Minumum Fax qualche anno fa.
Dormiveglia

Ho parlato ancora.
Nel mondo subnucleare. Una frase biascicata ma nitida. Non capisco cos'ho detto. Mi manca l'appoggio, slitto. Sono disteso, orizzontale, sono vivo. A cosa mi riferivo. Sono sveglio, dormo, sono nel limbo. E' successo ancora e non posso farci nulla. E' un fenomeno chimico, non devo preoccuparmi. E' il dormiveglia, purgatorio, terra di nessuno, bagnasciuga. Non sei responsabile, non sei tu. Ho detto una cosa, l'ho pensata, prima o durante. Dopo no. Sono vivo, penso. Regular movement eyes, non arrivarci mai. Non ti lasci andare, non ti rilassi. Ti perdi molto. La massa encefalica, il mantello cutaneo. Rivuoi la scelta, rivuoi il controllo. Opponi resistenza. Presogni, precordi. Ma non basta, non ce la fai, esondi, abbassi le difese. Una volta precipitasti. Sudato, il torso proteso in avanti, l'occhio sbarrato. Eri caduto in un burrone, il piede in fallo, il corpo appeso, trafitto. Eri vivo, non parlavi, non pensavi. Ora segmenti geometrici, grappoli di lettere. Parli senza saperlo. Sei fermo lì, immobile. Tono emozionale in calo, segnali sensoriali in fuga. Mioclonie ipniche. Per fecondare un ovulo, duecentoventi milioni di spermatozoi dispersi. Entropia. Dissipazione. Allucinazioni. Paura.
Nel dormiveglia ti ho amato.
Camera a infrarossi
da Microfictions, di Regis Jauffret, Gallimard 2008 - traduzione cicciobandini
- Sono entrato a casa sua attraverso la porta semiaperta del giardino.
La televisione della cucina era accesa e una concorrente aveva appena vinto un aspirapolvere. Sono salito al primo piano, i passi sulle scale hanno fatto più rumore delle lamentele soffocate dalle lacrime. Si lagnava di non essere riuscita a strappare la macchina o il viaggio in Egitto. Il piccolo corridoio era illuminato male da una finestra con le persiane abbassate. Sono entrato nella camera oscura, lei aveva tirato il pesante tendaggio di velluto. La luce lampeggiante di un computer in standby dava l'impressione che una camera a infrarossi sorvegliasse la camera. Distinguevo il letto a due piazze e la sua figura in posizione fetale. Mi sono tolto con precauzione le scarpe, mi sono spogliato, ho sollevato il piumone e le sono scivolato accanto. Mi sono incollato sul suo corpo morbido e caldo. Avevo voglia di addormentarmi, di stringerla nel sonno come se fosse mia. Ma sapevo che tra un quarto d'ora sarei dovuto partire.
- L'ho girata sulla schiena.
Mi ha lasciato fare. Le ho baciato la bocca dalla lingua immobile. Ho accarezzato i seni che hanno tremato appena sotto le dita. Il suo sesso è diventato umido quando l'ho toccato. Ho spostato le sue braccia, le ho trattenute contro il materasso. Il mio sesso è entrato in lei, non si è mossa. Mentre facevo l'amore, sospirava appena, come se stesse ancora sognando. Poi si è messa a gridare e siamo venuti insieme.
- Nel corridoio, ho guardato l'orologio.
Mi sono precipitato giù dalle scale. In televisione, una voce d'uomo annunciava una tempesta nel Sud-Ovest. Fuori, il sole brillava tra le nuvole, ma continuava a piovere. Mi ero dimenticato dove avevo parcheggiato l'auto. L'ho ritrovata in via Jean-Jaurès davanti a un negozio di giocattoli e di oggetti per scherzi. In ufficio, il personale assisteva a una riunione improvvisa. Ho spiegato che avevo dovuto portare la mia bambina in ospedale.
- Si è ferita cadendo da un tavolo dove era salita per prendere il suo orsacchiotto.
Mi ha telefonato la sera dopo per dirmi che suo marito avrebbe lasciato la casa mercoledì mattina, il tempo di una puntura in infermeria. Voleva che questa volta la mettessi a ventre piatto e le attaccassi le mani ai piedi del letto. Ha riattaccato senza dirmi arrivederci. Ho aiutato la mia donna a lavare i bambini. Più tardi abbiamo cenato guardando un film regalato dal supermercato per aver comprato pannolini.