cicciobandini

giovedì, 04 dicembre 2008

Camera a infrarossi

da Microfictions, di Regis Jauffret, Gallimard 2008 - traduzione cicciobandini

     - Sono entrato a casa sua attraverso la porta semiaperta del giardino.
La televisione della cucina era accesa e una concorrente aveva appena vinto un aspirapolvere. Sono salito al primo piano, i passi sulle scale hanno fatto più rumore delle lamentele soffocate dalle lacrime. Si lagnava di non essere riuscita a strappare la macchina o il viaggio in Egitto. Il piccolo corridoio era illuminato male da una finestra con le persiane abbassate. Sono entrato nella camera oscura, lei aveva tirato il pesante tendaggio di velluto. La luce lampeggiante di un computer in standby dava l'impressione che una camera a infrarossi sorvegliasse la camera. Distinguevo il letto a due piazze e la sua figura in posizione fetale. Mi sono tolto con precauzione le scarpe, mi sono spogliato, ho sollevato il piumone e le sono scivolato accanto. Mi sono incollato sul suo corpo morbido e caldo. Avevo voglia di addormentarmi, di stringerla nel sonno come se fosse mia. Ma sapevo che tra un quarto d'ora sarei dovuto partire.
     - L'ho girata sulla schiena.
Mi ha lasciato fare. Le ho baciato la bocca dalla lingua immobile. Ho accarezzato i seni che hanno tremato appena sotto le dita. Il suo sesso è diventato umido quando l'ho toccato. Ho spostato le sue braccia, le ho trattenute contro il materasso. Il mio sesso è entrato in lei, non si è mossa. Mentre facevo l'amore,  sospirava appena, come se stesse ancora sognando. Poi si è messa a gridare e siamo venuti insieme.
     - Nel corridoio, ho guardato l'orologio. 
Mi sono precipitato giù dalle scale.  In televisione, una voce d'uomo annunciava una tempesta nel Sud-Ovest. Fuori, il sole brillava tra le nuvole, ma continuava a piovere. Mi ero dimenticato dove avevo parcheggiato l'auto. L'ho ritrovata in via Jean-Jaurès davanti a un negozio di giocattoli e di oggetti per scherzi. In ufficio, il personale assisteva a una riunione improvvisa. Ho spiegato che avevo dovuto portare la mia bambina in ospedale.
     - Si è ferita cadendo da un tavolo dove era salita per prendere il suo orsacchiotto.
Mi ha telefonato la sera dopo per dirmi che suo marito avrebbe lasciato la casa mercoledì mattina, il tempo di una puntura in infermeria. Voleva che questa volta la mettessi a ventre piatto e le attaccassi le mani ai piedi del letto. Ha riattaccato senza dirmi arrivederci. Ho aiutato la mia donna a lavare i bambini. Più tardi abbiamo cenato guardando un film regalato dal supermercato per aver comprato pannolini.

postato da landolfix alle ore 16:23 | link | commenti (1)
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Commenti
#1    08 Dicembre 2008 - 20:04
 
stavolta, grazie (ché qui s'arriva di soppiatto ma s'apprezza sempre!)
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