Corpi

Si gratta il naso e si volta. C'è una sala da pranzo dove nessuno mangia, un tavolino sghembo con bicchieri in bilico, una bottiglia di veuve cliquet, una ragazza alta con un vestito di raso pervinca che fuma una sigaretta spenta, un paio di giovani preoccupati della marginalità e la padrona di casa, fragile, che fa guizzare lo sguardo e non parla con nessuno. Ora si avvicina alla ragazza in raso, lentamente ma con intenzione. Lei se ne accorge, si tocca il naso, ancora il naso, c'è una corrispondenza per nulla simbolica tra i gesti, ma tocca registrarla. Anche perché ora sembrano annusarsi eppure sono ancora lontani, lui sembra godere il momento, il lento avvicinarsi dei corpi, la percezione dell'irreparabile, anche se non ha nulla in mente che non sia produrre un moto, un'accelerazione delle particelle, una reazione chimica qualunque che innesti una variazione d'intensità nella penombra della stanza.
- Hai visto Cesare? La mostra? Lui non la voleva la testa di Pompeo. E invece gliel'hanno servita su un vassoio, fumante, con il sangue rappreso a incoronarlo.
Lei l'ha guardato per tutto il tempo e non ha detto nulla, ha provato a mettere nello sguardo una nota ironica, disinvolta ma guardinga, e ora è disarmata, precipitata nel silenzio che non è vuoto ma pausa da riempire con urgenza. Ora ha cambiato occhi e non se n'è accorta, ma lui la scruta e nota la malinconia che l'ha aggredita a tradimento, vorrebbe abbracciarla per non vederla più e i loro corpi sono così vicini e i loro nasi si annusano come se l'aria della stanza non fosse più sufficiente a separarli.
Solleva il bicchiere per bere e le bollicine ancora guizzano e le colpiscono il naso. Le posa una mano sul polso sottile e abbassa il bicchiere lentamente, come se il tempo si fosse sospeso.
Rimangono così, due corpi verticali che non si abbracciano, per un tempo interminabile, sospeso dal crollo del tavolino sbilenco, che li separa in un sussulto.
Anni dopo, sopraffatto dalla nostalgia, l'uomo allungherà il naso verso le spalle della ragazza non più malinconica, non più in raso, e riposerà il capo sulla sua pelle esausta.
